I fatti dimostrano che il metodo comunitario non può essere l'unico strumento decisionale in Europa. Ad affermarlo è il ministro per le Politiche europee, Enzo Moavero Milanesi, in occasione di un dibattito promosso dalla Rappresentanza della Commissione europea durante il festival del giornalismo di Perugia, sabato scorso, 29 aprile. L'incontro ha visto la partecipazione del commissario per l'Industria Antonio Tajani, dei giornalisti Mario Zatterin (La Stampa) e Anna Piras (Rai) e del direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione, Lucio Battistotti. Nell'occasione il ministro e il commissario hanno premiato i migliori reportage realizzati sui temi europei dagli studenti delle scuole di giornalismo.
Ministro, gli ultimi accordi intergovernativi mettono in luce una certa debolezza del metodo comunitario.
Non bisogna giudicare "buono" solo il metodo comunitario e "non buono" ogni altro strumento. L'Europa ha sempre avuto la capacità di avanzare, anche se in modo discontinuo e di progredire. In passato abbiamo visto che anche attraverso gli accordi tra stati, che peraltro sono nella piena legittimità del funzionamento dell'Ue, si possono raggiungere degli obiettivi. L'accordo (inizialmente intergovernativo) di Schengen è un esempio significativo tratto dal passato, mentre l'esempio più recente è l'accordo sulla disciplina di bilancio, il cosiddetto fiscal compact. L'importante è che questi metodi siano sempre compatibili con il quadro istituzionale dell'Ue e che in un secondo momento possano essere ricondotti pienamente al quadro dei trattati.
Parliamo della legge sulla golden share. Quali saranno i benefici per il nostro paese?
La nuova proposta di legge che sostituirà la norma sulla golden share - in vigore dal 1994 - è attualmente in discussione al Parlamento. Nell'idea del governo la nuova normativa dovrebbe rispondere a tre obiettivi: per prima cosa evitare che il nostro paese venga portato davanti alla Corte di Giustizia, come la Commissione europea aveva chiesto, per la violazione dei trattati in tema dli investimenti. Il secondo obiettivo è quello di attrarre investimenti provenienti da altri paesi europei (e non) attraverso un sistema che non sia di sistematica autorizzazione. Il terzo è mantenere su settori strategici (difesa, energia, trasporti, Tlc) un meccanismo di monitoraggio e dare al governo una possibilità di controllo. La crescita del nostro sistema industriale verrà garantita coniugando l'attrazione di investimenti esteri con il controllo da parte del governo nei settori strategici.
Quale sarà il nome della nuova legge?
Già nel corso della discussione alla Camera, facendo sforzi di fantasia, è stata ribattezzata "golden power", ma non sappiamo ancora se questo nome rimarrà negli annali come è accaduto per il precedente. Anche il termine golden share faceva inizialmente riferimento ai poteri speciali che i governi mantenevano sulle imprese privatizzate da loro in precedenza controllate. Poi il termine fu esteso a meccanismi, come quello italiano del 1994, di sistematica autorizzazione per gli investimenti al momento della privatizzazione delle imprese pubbliche. In futuro il termine golden power potrebbe essere usato per contraddistinguere il monitoraggio del governo sugli investimenti nei settori strategici.
Può lanciare un messaggio in occasione della festa dei lavoratori del 1° maggio?
Il messaggio più importante che vorrei dare in occasione di questa ricorrenza è che dobbiamo guardare al futuro con rinnovata fiducia, fondata sulle misure prese dal nostro governo, dal Parlamento italiano, ma anche a livello europeo. La crescita economica deve essere portatrice di opportunità di lavoro e preservare i livelli occupazionali. E' in questa direzione che si sta muovendo l'Europa.
Eures, la piattaforma multilingue per il lavoro, esiste da vent'anni. Ora la Commissione europea ora vuole rilanciare questo strumento che mette in contatto la domanda con l'offerta.
L'intento è renderla più attiva e capace di portare risultati. L'idea alla base è che ci sia un potenziale per i giovani, ma anche per tutti gli altri lavoratori, come le donne e i senior. Bisogna creare le condizioni, come il riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali, la possibilità di portare i propri diritti sociali nel paese in cui si va a prestare l'attività professionale. L'obiettivo è trasformare il mercato del lavoro europeo in una grande opportunità.










