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Agenda digitale: open data, bene per imprese e finanze pubbliche

il ricercatore Lorenzo Benussi, foto di Lorenzo BenussiTutti, anche indirettamente, possono trarre beneficio dall'immenso patrimonio di dati prodotti in formato digitale dalle pubbliche amministrazioni e resi disponibili in rete. Se "aperti", questi dati, possono fare breccia nel mercato: riutilizzandoli, infatti, le imprese possono sviluppare servizi utili per i cittadini, traendone a loro volta beneficio. Il risultato è un circolo virtuoso che può restituire una rappresentazione più trasparente dell'amministrazione. Ne è convinto Lorenzo Benussi, che a 35 anni vanta già un lungo percorso professionale.

 

Laureato in Comunicazione, dottore di Ricerca in Economia dell'Innovazione, Benussi ha lavorato e fatto ricerca nel settore privato, ma anche per il Politecnico di Torino e per la Fondazione Rosselli. Dal febbraio 2012 è assistente di Mario Calderini, consigliere per la ricerca e l'innovazione del Ministro dell'Istruzione - Francesco Profumo - e partecipa ai lavori della cabina di regia governativa per l'Agenda digitale. Pur essendo di competenza del tavolo "E-gov" – spiega Benussi in un'intervista a EurActiv.it - gli open data sono trasversali a tutti e sei i gruppi di lavoro dell'Agenda digitale". Gli ambiti analizzati dal gruppo E-gov sono molto eterogenei: si parla di anagrafi, carta d'identità elettronica, sanità, non esclusivamente di open data. "Stiamo disegnando il percorso logico a livello nazionale" dice il ricercatore torinese.

Servono razionalizzazione e coordinamento nazionale

I lavori del tavolo, che fra un paio di settimane confluiranno nel decreto Digitalia, sono ancora aperti. "E' ancora prematuro dare indicazioni precise – spiega Benussi - ma alcune parole chiave ci sono già". La prima è razionalizzazione. Anche se il processo di rilascio dei dati è recente (poco più di un anno), molte pubbliche amministrazioni, sia centrali che locali, hanno cominciato a rilasciare ingenti quantità di dati. Per questo "è utile creare un contesto di indirizzo nazionale per offrire indicazioni sugli aspetti di procedura, sia tecnici e strategici".

L'altra parola chiave è coordinamento. "In questo modo è possibile portare nella giusta direzione le attività già avviate per cercare un'uniformità a livello nazionale. Alcune amministrazioni, infatti, appaiono più virtuose di altre. Vogliamo evitare eccessive discrepanze a livello nazionale, affinché tutte siano messe nelle stesse condizioni". Per quanto riguarda il portale nazionale, Dati.gov.it, citato recentemente come esempio positivo dal premier Mario Monti e dall'ambasciatore Usa in Italia, David Thorne, Benussi dice: "Non si sostituisca con un altro portale, ma sia potenziato, diventi il punto di ingresso da cui il privato o l'impresa possono accedere a tutti i dati nazionali".

Il giovane consigliere parla del meccanismo che la cabina di regia governativa sta mettendo a punto, che presiede la governance e scrive le linee guida per tutte le Pa. In futuro, sarà necessario un organismo regolatore che indichi il formato con cui distribuire i dati". Un file excel non è un file xml: ecco perché c'è bisogno di un coordinamento e di una razionalizzazione dei formati".

Benussi però parla di "soluzioni light": in altre parole non si va a modificare il processo con cui la singola PA raccoglie il dato, né si modifica il modo in cui la Pa descrive il dato, ma si vanno a raggruppare i "metadati e gli indirizzi semantici".
Una volta fissate le norme – che confluiranno nel Digitalia - qual è il modo migliore per diffondere gli open data? "In questo caso la cultura è più importante delle norme. Le norme servono per rendere disponibili i dati in una modalità standard, ma servono azioni a livello culturale, delle politiche, anche a favore delle imprese. Prima rendiamo omogenei i dati, poi occupiamoci del modo con cui le imprese possono usarli".

Imprese: da soli i dati non fanno il servizio

Ma quali sono le tipologie di servizio che un'impresa può sviluppare con i dati aperti? Chiarisce Benussi. "Esistono due grandi insiemi di servizi sui dati pubblici. Da una parte ci sono i mercati consolidati, come quello bancario. Questi dati vengono da tempo utilizzati, indipendentemente dal fatto che il loro formato sia aperto o meno. Per questi settori la disponibilità degli open data è un facilitatore, ma non va modificare in modo strutturale il mercato. I nuovi mercati, invece, sono quelli delle applicazioni su mobile o web, le App. Premesso che spesso gli sviluppatori provengono da microimprese, sarebbe utile aumentare il numero di concorsi pubblici per lo sviluppo di App, che offrono ai vincitori un premio in denaro e la possibilità di inserirsi in una rete e farsi conoscere. Da questo punto di vista, i concorsi sono strumenti davvero innovativi".

Apps4italy (n.d.r. lanciato nel 2011 dal ministero per la Pubblica Amministrazione, Formez PA e ForumPA, a maggio 2012 ha premiato l'App Openparlamento, che utilizza gli open data per fare "le pulci" ad onorevoli e senatori) ha selezionato numerosi progetti incentrati sul settore dei trasporti. "Con un concorso online, tutti possono verificare le Apps in gara e si può creare un catalogo di esperienze. Utilissimi anche gli akhaton, degli incontri in cui gli sviluppatori si riuniscono per una sessione di programmazione informatica collaborativa. Lo scopo è quello di coinvolgere e includere nei processi di apertura ai cittadini, le energie e la creatività dei giovani. Benussi cita l'esempio dell'Opendataday, che si è svolto il 3 dicembre 2011 in tutto il mondo. (www.opendataday.org).

In che modo aiutare le imprese a utilizzare i dati? "Il consiglio è miscelare dati differenti: combinare i dati della PA con quelli provenienti dagli utenti e dai social media. Da solo, il dato non fa il servizio". E i settori più redditizi? "Turismo, beni e attività culturali, trasporti, logistica, e-commerce sono settori adatti a un ampio uso dei dati. Faccio l'esempio di un servizio tipico, quello delle mappe di Google, che aiuta l'utente a gestire più informazioni contemporaneamente".

La sfida europea: "Siamo già interconnessi"

Guardando all'Europa, Benussi individua tra i casi eccellenti il portale del governo inglese, che" segue una filosofia innovativa, che mira a liberare la materia prima e a favorire le sinergie tra pubblico e privato nella realizzazione di servizi di ogni tipo".

Benussi molto probabilmente parteciperà all'Assemblea dell'Agenda digitale europea, promossa dalla vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes, che si terrà a Bruxelles il 21 e il 22 giugno, per confrontarsi con gli altri paesi. "In realtà nel mio settore - quello degli open data, siamo già tutti interconnessi quotidianamente". Il dialogo maggiore è con la Francia, con la Gran Bretagna e la Spagna, che rappresentano tre modelli diversi fra loro, ma egualmente validi. "L'Italia, che era rimasta indietro, ha compiuto passi enormi nell'ultimo anno. Sul tema degli open data il prossimo, grande appuntamento si svolgerà dal 17 al 22 settembre 2012 a Helsinki in occasione dell'Open Knowledge Festival".

In Italia rimane, però, il problema della diffusione dei dati aperti a "macchia di leopardo". "L'azione di coordinamento studiata dalla cabina di regia governativa dovrebbe riuscire ad arginare questo problema, aiutando le Pa a liberare i dati nel modo giusto. Quando presento i nostri progetti all'estero, mostro sempre la cartina dell'Italia medievale. Non si può eliminare la complessità del nostro paese, anzi, dalle differenze possono scaturire meccanismi di competizione virtuosa".

I benefici, però, non riguardano solo le imprese. " Non dimentichiamo che la crisi del debito greco ha avuto origine dai dati sulle finanze pubbliche contraffatti. Anche nel nostro paese una gestione più trasparente dei conti migliorerebbe il nostro posizionamento sul piano internazionale".

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Dati.gov.it

Data.gov.uk

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