Dal palcoscenico allo schermo per educare i giovani alla sicurezza stradale. E’ questo il percorso di 'Young Europe', un progetto italiano ed europeo realizzato grazie alla collaborazione tra Commissione europea, ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Fondazione Ania, Polizia di Stato e l’agenzia Showbiz Inc. di Bologna. In un’intervista a EurActiv.it, il regista Matteo Vicino racconta il backstage di ‘Young Europe’.
‘Young Europe’, un libro, uno spettacolo, un film. Qual è il percorso che ti ha portato a realizzare il lungometraggio?
Dopo il percorso fatto con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Fondazione Ania e Polizia di Stato attraverso lo spettacolo "Icaro" eravamo pronti per il "grande salto". La Commissione europea ha co-finanziato un progetto denominato Icarus fatto in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma (grazie all'illuminata professoressa Annamaria Giannini), Polizia Stradale e Fondazione Ania, ed è stato affidato il progetto a me per realizzare un corto metraggio.
Ho intravisto la possibilità di fare un vero film grazie alle nuove tecnologie e dedicando tre anni di vita al progetto. Il risultato è un premio a al Film festival internazionale di Milano, un evento speciale al Giffoni film festival e un vero e proprio film che entusiasma e colpisce al cuore chiunque lo veda, soprattutto i giovani. Ma il merito più grande è di Elisabetta Mancini, vice-questore aggiunto di Roma. Tutto parte dieci anni fa dalla sua idea di coniugare arte e didattica per salvare vite umane. E' grazie a lei che parliamo di ‘Young Europe’.
Il film si rivolge ai giovani cittadini dell’Ue. Quali strumenti hai utilizzato per dare una dimensione comunitaria al lungometraggio?
Non volevo un film ‘italiano’. Il nostro paese è rimasto indietro culturalmente e professionalmente. Il film è in tre lingue, girato in quattro paesi: Italia, Francia, Irlanda e Slovenia. E' unico, sembra un film americano indipendente nei dialoghi e nei colori, lontanissimo da ogni produzione italiana anche ad alto budget
Che impatto ha avuto ‘Young Europe’ in Italia e all’estero?
Straordinario, come testimonia la presentazione della 'rai' irlandese, TVE, dopo la visione del film. Il lungometraggio colpisce e commuove ovunque vada. Lo capimmo subito al Parlamento europeo, prestigioso contesto in cui il governo italiano ha presentato davanti a 300 studenti belgi il film il settembre scorso.
Il progetto europeo Icarus ha contribuito a migliorare l’educazione e la formazione dei giovani sulla sicurezza stradale. Come hai vissuto questa esperienza?
Un’esperienza straordinaria ed elettrizzante. La professoressa Giannini, il vice-questore Mancini e Fondazione Ania sono ‘giovani’ in tutto e per tutto, e quindi è facile essere vicini ai giovani in questa maniera.
Per il futuro quali progetti ti attendono?
Sto terminando le riprese di una commedia con Nicolas Vaporidis, Andrea Bosca, Giulia Michelini e Massimo Ghini, intitolata ‘Outing’. Il film parla di merito e di opportunità, ma è una commedia. Il mio vero figlio rimane ‘Young Europe’, un lungometraggio che nessuno mai avrebbe creduto si potesse realizzare con il budget di un cortometraggio e con quattro ragazzi di troupe, prodotto da un istituzione come la Polizia. Invece esiste e presto sarà visto da tutto il mondo.
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