Se tutti, a parole, scongiurano l'uscita della Grecia dall'eurozona, quasi nessuno sembra adoperarsi davvero in tal senso. Bisognava muoversi prima: ora che la situazione sembra degenerare, ogni intervento appare tardivo. La Grecia ha già un piede fuori dall'euro, forse anche tutti e due: le probabilità che Atene abbandoni la moneta unica superano il 50 per cento. Questi alcuni dei pareri espressi in un dibattito a Roma.
Se venisse meno il principio fondamentale dell'irreversibilità della moneta unica (non a caso nei Trattati non ci sono "istruzioni per l'uso" per l'uscita dall'euro) altri paesi come il Portogallo, la Spagna e l'Italia potrebbero presto incorrere nella stessa sorte, sulla scia di un irrefrenabile effetto domino.
Al centro del dibattito promosso da Roma InConTra - la versione capitolina del fortunato "salotto intellettuale" di Cortina fondato da Enrico Cisnetto - più che la Grecia c'è l'Italia. La Grecia è lo specchio in cui noi italiani riflettiamo la nostra immagine e quello che vediamo non ci piace per niente. L'unico filo che unisce gli ospiti di Cisnetto – gli ex ministri per le politiche europee Emma Bonino e Giorgio La Malfa e un esponente della "Prima Repubblica", il pure già europarlamentare Gianni De Michelis - è la diffidenza nei confronti degli eurobond o stability bond, ma anche dei project bond, come possibili terapie d'urgenza per rianimare l'euro. Per dirla con Emma Bonino, sempre creativa con le metafore, equivarrebbe a "curare un malato di cancro con dei medicinali per il Parkinson".
Una moneta senza padre
All'Unione monetaria non si è accompagnata un'altrettanto vigorosa leadership politica. L'ex commissaria europea Bonino rilancia l'idea della "federazione leggera" da lei sempre sostenuta, ricordando l'impossibilità, in Italia, di parlare di un progetto di Stati Uniti d'Europa. "Per molti – dice la vice presidente del Senato – è una parolaccia". L'esponente radicale, eletta nel 2008 nelle liste del PD, da sempre impegnata nella lotta per i diritti umani, si rifiuta di arrendersi a un "destino ineluttabile" e nutre ancora fiducia nella capacità della politica e della diplomazia. L'euro, così com'e, a Bonino non piace: "Non ci si può innamorare di una moneta, soprattutto di questa moneta"; ma al tempo stesso la vice-presidente del Senato rifugge l'ipotesi di un ritorno alla lira, con cui sarebbe difficile anche soltanto affacciarsi sui mercati internazionali e competere a livello commerciale con i paesi emergenti: "Non solo Cina e India, ma anche Bangladesh, Corea, Sud Africa". Bonino ricorda che nel 2002 era la Germania il "grande malato da curare", avendo affrontato le fatiche della riunificazione, costate peraltro la rielezione a Helmut Kohl. Di quei sacrifici ha beneficiato Angela Merkel, che ha ereditato un paese solido e competitivo. Dall'abisso l'Ue può uscire più forte: ecco perché Bonino continua a ripetere che "salvare l'euro significa salvare l'Europa".
Decisamente più apocalittici i toni del deputato del Pdl Giorgio la Malfa, che a questo punto non intravede alcuno spiraglio di salvezza di fronte al fallimento dell'euro, di cui – a sua detta - Jacques Delors sarebbe tra i responsabili. Per La Malfa un ritorno alle vecchie monete nazionali sarebbe il male minore.
Pozione, invece, avversata dal socialista De Michelis ("una follia tornare alla lira"), che rimprovera al premier Mario Monti di non essersi inserito nel tandem "Merkozy" quando la coppia franco-tedesca era ormai indebolita. Tutti, comunque, convengono sulla necessità di puntare sulla crescita per scongiurare lo spauracchio di una nuova "guerra mondiale" che potrebbe scoppiare qualora la situazione precipitasse. Anche se per Enrico Cisnetto, una guerra è già in atto e "si combatte a colpi di monete".
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