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G20: dal Messico pochi progressi e troppi rinvii

monti calderon - autore: g20 mexicoDopo il Messico si riparte da capo, ancora una volta. Il G20 di Los Cabos non offre soluzioni all’impasse europea: e questo nessuno se lo aspettava. Ma, alla fine della due giorni di discussioni, non offre nemmeno una bozza di road map credibile per la zona euro. E questo, almeno in via informale, c’era da attenderselo, a pochi giorni dall’appuntamento decisivo del Consiglio europeo per la crescita. Ancora una volta le decisioni vengono rinviate.

Stavolta al quadrilaterale di Roma che vedrà coinvolti il prossimo 22 giugno il presidente francese Francois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier spagnolo Mariano Rajoy. Oltre, ovviamente, all’italiano Mario Monti.

A conti fatti, l’unica decisione concreta è il potenziamento del firewall del Fondo monetario internazionale, elevato di altri 450 miliardi grazie all’accordo di Usa e paesi emergenti. Per il resto, poco o nulla. La vicenda italiana, in questo senso, dice molto. Il premier Mario Monti aveva chiesto esplicitamente di usare i fondi dell’Efsf per pagare gli acquisti di bond dei paesi a spread più elevato. Un modo per contrastare la speculazione e combattere concretamente la crisi del debito. Una proposta nuova, rispetto alle tante già ascoltate.

Stavolta è arrivato il “no” della Commissione, per bocca del portavoce del vicepresidente con delega agli Affari economici, Olli Rehn: “Sarebbe un paracetamolo finanziario che attenua il malessere ma non risolve le cause strutturali”. Come un’aspirina per curare il cancro. Nella sostanza non ha nessuna utilità. A giocare un ruolo pesante in questo “no” sarebbe stata la Germania, convinta che l’utilizzo del “Salva stati” per l’acquisto di titoli di stato dovrebbe comunque implicare un aumento della vigilanza e degli obblighi a carico dei paesi aiutati con l’acquisto di bond, come accaduto per Grecia, Irlanda e Portogallo. Questo, in concreto, significa che l’aiuto potrebbe portare conseguenze peggiori del male per il quale è stato richiesto. E così, dopo la proposta per portare fuori dai vincoli del patto di bilancio una quota degli investimenti, anche questo spunto italiano finisce nel pantano dei veti incrociati.

Mentre si ripetono copioni già visti. I vertici dell’Ue presenti in Messico fanno sapere di essere “determinati a dimostrare l’irreversibilità dell’euro e del progetto europeo”. E aggiungono: “I leader del G20 hanno riconosciuto il valore del progetto europeo e della moneta unica. Hanno accolto con favore le misure prese in Europa per stabilizzare le nostre economie e il sistema finanziario e hanno dato sostegno all'intenzione di procedere verso una maggiore integrazione”. Dall’esecutivo comunitario, addirittura, si ripesca un progetto che sembrava defunto: “La Commissione europea è, invece, pronta ad esaminare con uno spirito di grande apertura l’eventuale proposta da parte di un numero sufficiente di stati membri di una cooperazione rafforzata sulla tassa sulle transazioni finanziarie”. Ancora nessuna proposta formale, ma se ne riparlerà, anche in questo caso. Stavolta all’Ecofin di venerdì, per cercare di convincere la Gran Bretagna, fermamente contraria alla tobin tax.

Nella dichiarazione finale, non si parla esplicitamente di spread. Ma si fa solo riferimento alla necessità di fronteggiare la crisi della zona euro con misure che mettano in sicurezza le economie più deboli e sotto attacco. Mentre c'è il riferimento al piano di azione per la crescita tramite investimenti pubblici saltato fuori durante il primo giorno di lavori. Insieme al firewall del Fmi è l’altra grande novità che arriva da Los Cabos. Quali saranno i contenuti di questo action plan, però, resto un mistero. Sembra, insomma, che abbia ragione il New York Times, che ha parlato di “pochi progressi nel persuadere la cancelliera Angela Merkel ad abbandonare la propria opposizione a maggiori spese per alleviare la crisi”. 

 

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