Difficile prevedere l'evoluzione di Internet, che per la sua stessa natura è mutevole più di ogni altra cosa. Il dibattito sulla governance della rete, perennemente acceso su temi come privacy, diritto d'autore, divario digitale, diritto all'accesso, si lega inscindibilmente al futuro degli operatori di telecomunicazioni, che in Europa sono rappresentati dall'associazione Etno, presieduta da Luigi Gambardella, manager di Telecom. Etno porterà la sua proposta - ampiamente condivisa da tutti i suoi membri - per la revisione delle regole internazionali sulle Telecomunicazioni (gli Itr) alla conferenza mondiale dall'Itu, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'Ict in cui si giocherà una delle partite più importanti degli ultimi anni del settore.
Gli Itr, rivisti l'ultima volta nel 1998, sono stati il quadro di riferimento che ha favorito lo sviluppo globale dei servizi internazionali di telecomunicazione negli ultimi dieci anni. Con la sua rapida evoluzione, internet è diventato un'infrastruttura cruciale per la nostra vita economica e sociale: i nuovi servizi stanno cambiando il panorama economico e anche la natura stessa dell'industria delle telecomunicazioni, sollevando questioni normative, tecniche ed economiche. E' importante assicurare uno sviluppo sostenibile del settore, essenziale per garantire gli investimenti necessari nelle infrastrutture globali di telecomunicazione del futuro. Per fronteggiare la perdita dei ricavi che in Europa ha colpito progressivamente gli operatori, coloro cioè che forniscono l'infrastruttura per il trasporto del traffico dati. Etno propone che gli ITR siano rivisti ponendo al centro della discussione una fornitura del servizio basata sulla qualità, facendo sì che i ricavi degli operatori non siano più slegati dagli investimenti realizzati in partenza. Etno suggerisce inoltre che vengano favoriti liberi accordi commerciali tra le telco e le aziende "Over the top", come Google, Apple e Facebook e vengano creati nuovi modelli di business. In ballo c'è la sopravvivenza delle aziende, ma anche il posto di lavoro di centinaia di migliaia di persone, in cui periodo oggettivamente critico, caratterizzato tasso di disoccupazione medio dell'11% nell'eurozona e del 10,3 nell'Europa a 27 (fonte Eurostat, giugno 2012).
A fare il punto della situazione è stato un dibattito a Roma, lo scorso 28 giugno, promosso da Puntoit in collaborazione con Ego, il Corriere delle Comunicazioni e Key4biz, che ha riunito non soltanto gli operatori di rete, ma anche i rappresentanti delle istituzioni. Per il Parlamento italiano sono intervenuti i deputati Debora Bergamini, Mario Valducci (entrambi del Pdl) e Paolo Gentiloni del Pd. Per la Commissione europea è intervenuto il vicedirettore aggiunto della Direzione Generale della Società dell'Informazione, Megan Richards. L'Agcom era rappresentata dal segretario Roberto Viola, mentre la controparte statunitense - interlocutore fondamentale in questa fase - ha visto la partecipazione di Robert Mc Dowell, commissario dell’Fcc, l'authority saA per le comunicazioni, e dell'ambasciatore Usa in Italia, David H.Thorne. Presenti anche Patrick Ryan di Google e Roberto Loyola, che presiede la sezione Europa occidentale per l'operatore cinese Huawei.
L'incontro arriva in un momento chiave per le Tlc nel nostro paese, anche alla luce del recente rinnovamento della compagine dell'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Tuttavia, come hanno affermato i relatori in modo quasi unanime, il settore non può più essere rinchiuso nei recinti nazionali e neppure l'Europa può pensare di fare a meno degli accordi internazionali.
A margine dell'incontro, EurActiv.it chiede a Luigi Gambardella di spiegare la posizione di Etno rispetto ai produttori di contenuti: "Per certi aspetti i problemi che noi operatori di telecomunicazioni abbiamo sollevato sono simili a quelli di chi si occupa dei contenuti. Nel momento in cui investiamo nelle reti, ci aspettiamo un adeguato ritorno. I produttori di contenuti hanno la stessa aspettativa, perchè altrimenti per il futuro potrebbero non essere più in grado di garantire gli stessi investimenti del passato; i contenuti, infatti, rappresentano la base di internet. La nostra proposta è quella di favorire un modello economico che consenta a tutti i players un ritorno sugli investimenti".
Rispetto alla frammentarietà del sistema regolatorio europeo, dovuto anche alle diverse scelte delle autorità nazionali, Gambardella dichiara a EurActiv.it: "Questi temi hanno un carattere globale e devono essere affrontati andando oltre i singoli territori. Le autorità nazionali hanno un ruolo importante, ma questo tipo di scelte regolamentari travalicano i confini nazionali. Il problema degli operatori europei e che c'è un mercato molto frammentato. Di contro, negli Usa ci sono solo tre operatori, in Cina quattro, un paese con un mercato di oltre miliardo di abitanti. A livello europeo nulla dovrebbe ostacolare il mercato. Noi operatori siamo favorevoli alla concorrenza, ma non crediamo che essa debba essere dettata dal numero di concorrenti in campo".
Karim Antonio Lesina, executive director di AT&T, presidente dell'associazione di settore Ego, sottolinea a EurActiv.it che "Negli Stati Uniti il mercato è molto competitivo e si basa sugli accordi commerciali. In Europa, non è del tutto così e alcuni operatori hanno delle difficoltà. La proposta di Etno: è trovare un un punto di invontro tra gli operatori e i cosiddetti "Over the top", ma anche con i produttori di contenuti (produttori cinematografici, emittenti televisive, media companies)".
Secondo Lesina "il ruolo dell'Itu nella gestione mondiale del settore delle telecomunicazioni e delle frequenze non è assolutamente in discussione. La questione di Internet è diversa, perchè si basa su un modello sviluppatosi al di fuori della regolamentazione sulla base dell'approccio multi stakeholders. In tutto il mondo Internet è un innegabile esempio di grande successo. Perchè quindi cambiare qualcosa che funziona e intervenire laddove non ci sono problemi? L'obiettivo ribadito da Hamadoun Touré, segretario generale dell'Itu non è quello regolamentare Internet, ma di rispondere alla sfide del futuro e sviluppare la banda larga in tutto il mondo.
Il presidente della Commissione Trasporti di MonteCitorio, Mario Valducci, ricorda che entro il 2016 ogni secondo sarà trasmesso un Internet un totale di 833 giorni di video. "La governance di Internet è uno dei grandi aspetti che il legislatore deve affrontare e spero che Dubai possa contribuire alla risoluzione. I questo mondo mettere barriere ai confini nazionali in modo autoritario è sbagliato. Il primo pensiero del politico nazionale deve essere quello di garantire la libertà del cittadino, dei consumatori". Continua Valducci: "In futuro l'Occidente rappresenterà sempre di più la marginalità del mondo. Per questo bisogna trovare delle modalità per far sì che ci si ponga nei confronti del resto del mondo con la stessa condivisione di regole e princìpi, altrimenti saremo sempre più deboli e fragili. Stiamo per raggiungere i 3,5 miliardi utenti di internet e la maggior parte di essi si situa in altre parti del mondo. E' importante che l'Europa e il Nord America portino avanti una discussione approfondita per condividere un sistema di regole".
Per il deputato Paolo Gentiloni, già ministro delle Comunicazioni, "stiamo assistendo a un vero e proprio terremoto nella catena del valore, che per il momento ha comportato dei vincitori e dei perdenti". Il parlamentare del Pd sottolinea che "il dibattito non è solo tra Telco e aziende Over the top. Non bisogna dimenticare i produttori di contenuti, che rischiano di essere tra i vinti. Anche questa tripartizione, però, non è comunque definitiva, se pensiamo che presto Samsung diventerà un content provider. Per Gentiloni, l'approccio globale e il dialogo tra l'Europa e gli Stati uniti aiuteranno a trovare possibili soluzioni per stimolare accordi commerciali tra chi si occupa di contenuti e chi invece lavora sulla rete".
Il dibattito continua dentro e fuori la rete in attesa dell'appuntamento di Dubai. Fino ad allora gli scenari globali, in continua evoluzione, come ha ricordato Megan Richards della Commissione europea, potrebbero aver già riservato nuove sorprese.









