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Building under construction - foto diBenkid77La bozza di direttiva sull'efficienza energetica nell'UE non sta avendo vita facile. Gli obiettivi in essa racchiusi sono stati infatti contestati da alcuni Stati membri, come i Paesi Bassi e la Gran Bretagna, che stanno facendo pressioni affinché alcune sue disposizioni vengano eliminate.

L'efficienza energetica offre eccellenti rendimenti nel lungo termine, ma i Paesi dell'Unione hanno espresso preoccupazioni circa i costi potenziali della direttiva originaria nel breve termine.

Da un lato la Gran Bretagna teme che le proposte sulla ristrutturazione edilizia "possano comportare notevoli spese extra per gli Stati membri, per opere che non risultano sempre convenienti", dall'altro lato i Paesi Bassi hanno proposto la "cancellazione" degli obiettivi di risparmio del 1,5% per le imprese del settore energetico, spiegando che "gli Stati membri dovrebbero essere in grado di decidere autonomamente le misure di efficienza energetica necessarie".

Per quanto riguarda il primo punto, cioè la proposta di vincolare le amministrazioni a ristrutturare gli edifici pubblici in misura pari al 3% ogni anno, il tentativo in atto, sulla scia delle difficoltà di bilancio dettate dalla crisi economica e finanziaria, è quello di ridurre l'ambito di applicabilità della norma.

Gli edifici nel loro complesso sono responsabili del 36% delle emissioni di CO2 e del 40% del consumo di energia primaria nell'Unione, ma è esclusivamente l'edilizia pubblica - che rappresenta il 12% del patrimonio abitativo UE totale - ad essere stata inserita nella direttiva originaria, mentre sono stati esentati gli alloggi di edilizia sociale e le strutture che si estendono su una superficie inferiore a 250 metri quadrati.
Il documento di revisione proposto dal Consiglio chiede di escludere dal campo di applicazione della norma anche gli edifici al di sotto dei 500 metri quadrati, riducendo di fatto l'impatto complessivo della direttiva.

Il secondo opt-out riguarda la richiesta rivolta alle imprese energetiche di permettere un risparmio dell'1,5% l'anno sui consumi degli utenti. Da tale disposizione erano esenti originariamente solo le imprese con meno di 10 dipendenti e con un bilancio annuo fino a 2 milioni di euro.
La nuova proposta prevede invece di escludere dalla platea delle società cui si applica la norma anche le piccole imprese fino a 50 impiegati e con un giro d'affari massimo di 8 milioni di euro all'anno.

Tali dichiarazioni hanno suscitato le reazioni degli ambientalisti: il portavoce di Friends of the Earth, Brook Riley, ritiene che sia in atto "un tentativo concertato e ben organizzato di non risparmiare energia. Il documento rivisto è così pieno di scappatoie che non rimane molta sostanza o struttura. Il Consiglio sta ulteriormente indebolendo il documento".

Il testo dovrebbe far da base alla relazione sull'andamento dei lavori che sarà presentata ai ministri dell'energia dell'UE il 24 novembre prossimo. La presidenza polacca elaborerà un nuovo progetto di testo che verrà discusso in un gruppo di lavoro a metà dicembre, prima dell'insediamento della futura Presidenza danese, che pare abbia molto a cuore il fatto che la direttiva sia in linea con gli "ambiziosi" obiettivi fissati nella 2050 Low Carbon Roadmap.