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IlvaIl caso Ilva torna a Bruxelles, questa volta in commissione Petizioni del Parlamento europeo. Dov'è intervenuto il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani: Bruxelles attende il 25 ottobre, data in cui dovrebbe ricevere una serie di fascicoli da Roma, fra cui quello relativo alle misure prese dal governo italiano e una copia dell'autorizzazione integrata ambientale aggiornata. Ma, Tajani tiene a sottolineare la "piena fiducia nell'operato delle autorità italiane", fiducia confermata anche "da una conversazione che ho avuto proprio ieri con il ministro Clini".

 

La Commissione non abbassa la guardia e continua a monitorare la situazione Ilva, "tenendo nel debito conto le questioni ambientali, la qualità dell'aria nell'area di Taranto e, non ultimo, gli importanti risvolti occupazionali". Una situazione che, ammette Tajani, "non riguarda solo un paese ma l'intera Ue", trattandosi dell'industria siderurgica più grande del continente. E proprio sul fronte industriale, Tajani torna ad annunciare un piano di azione per il settore dell'acciaio, da "adottare entro giugno 2013", in grado di predisporre misure concrete per la competitività.

Eurodeputati. Che il tema Ilva sia sentito non solo in Italia ma anche a Bruxelles, lo dimostra la partecipazione ai lavori in commissione Petizioni degli europarlamentari italiani. A partire da Enzo Rivellini (Pdl), che punta il dito contro l'operato dei governi italiani: "Lo stabilimento di Taranto era di proprietà dello Stato, che ha ceduto quasi gratuitamente l'azienda a dei privati senza verificare che fossero fatti investimenti per rispettare ambiente e salvaguardare la salute di lavoratori e cittadini". E al governo attuale spetta il compito di "intervenire al più presto per evitare che si continui questa palese vergogna e ingiustizia". E l'Europa? "Mi aspetto che intervenga nella maniera più dura, multando l'Italia, che è responsabile di tutto ciò".

Gli fa eco Andrea Zanoni (Idv), che definisce l'Ilva la punta di un iceberg: "Quanti casi simili ci sono e non ne siamo a conoscenza?" chiede l'europarlamentare a Tajani. "Sappiamo di Taranto solo grazie all'operato della magistratura". Eppure la petizione arrivata a Bruxelles sull'allarme diossina a Taranto non è certo recente, ma risale al 2007, quando venne presentata da un cittadino della provincia pugliese, Cosimo Fracasso. "Mi chiedo se i controlli dell'Italia sul rispetto delle norme ambientali siano sufficienti o addirittura se esistono. La commissione europea dovrebbe attivarsi affinché ci sia un monitoraggio più attento e costante nei confronti degli stati membri", conclude Zanoni.

Più moderato l'intervento della presidente della commissione Industria del Pe Amalia Sartori (Pdl). "Nel caso Ilva abbiamo due problemi a confronto: da un lato salvaguardare industria e occupazione, dall'altro garantire l'applicazione della normative esistenti in modo da difendere la salute dei cittadini". Problemi che "vanno visti in un contesto nazionale e europeo". Ed entrando nel merito della politica industriale europea, la Sartori annuncia la presentazione di un'interrogazione sul tema siderurgia, che sarà probabilmente iscritto fra gli ordini del giorno della plenaria di novembre.