La burocrazia rimane il tallone d'Achille dell'Italia. Lo conferma la lettera del commissario all'energia Günther Oettinger che invita il ministero dello Sviluppo economico a rivedere i decreti sulle rinnovabili, in discussione alla conferenza Stato-Regioni. Nella lettera il commissario individua come priorità la riduzione degli oneri burocratici, che rischiano di frenare gli investimenti di un settore strategico per l'economia italiana. Gli eurodeputati Niccolò Rinaldi (Idv) e Oreste Rossi (Ln) invitano il governo a seguire le raccomandazioni di Bruxelles.
Rinnovabili a rischio bancarotta
"La lettera della Commissione dimostra l'inaffidabilità del governo italiano che aveva promesso un ampio ricorso alla sburocratizzazione”, spiega Rinaldi, ricordando quanto “le rinnovabili siano un settore importante della nostra economia”, che deve essere messo nelle condizioni di crescere. Per farlo, dichiara il capodelegazione Idv al Parlamento europeo, serve “un confronto con i settori coinvolti” e una maggiore stabilità del quadro normativo, “in mancanza del quale decine di migliaia di posti di lavoro e una grande capacità d'innovazione tecnologica andrebbero drammaticamente persi. Un intero settore rischierebbe così la bancarotta”.
Della stessa opinione anche il parlamentare del Carroccio Oreste Rossi: “Bene ha fatto la Commissione europea a strigliare l'Italia, in merito al decreto sulle rinnovabili, chiedendo una riduzione delle procedure amministrative che finiscono per complicare l'accesso agli incentivi. Mi auguro che l'allarme lanciato dall'Esecutivo Ue faccia breccia nel Governo e che questo si adegui, quanto prima, alle modifiche suggerite da Bruxelles” ha commentato Rossi.
Ridurre la burocrazia
Nella sua lettera, il commissario Oettinger - che esprime anche apprezzamento per lo sforzo italiano di definire un sistema di incentivi correttamente bilanciato - elenca una serie di un giudizi critici sulle disposizioni del decreto sulle rinnovabili del governo Monti. In particolare, le raccomandazioni arrivate sulla scrivania del direttore generale dello Sviluppo economico Leonardo Senni riguardano il peso eccessivo degli oneri burocratici e la relativa lentezza delle procedure amministrative, che penalizzerebbero soprattutto gli impianti di dimensioni ridotte. Come si specifica nella segnalazione inviata da Bruxelles, “l'introduzione del meccanismo dei registri per i nuovi progetti di energia rinnovabile potrebbero aumentare l'onere burocratico per gli operatori di mercato e diminuire la sicurezza degli investitori sul fatto che i progetti si qualifichino per il sostegno finanziario". Un rischio amplificato dal “clima finanziario difficile”, aggiunge la Commissione.
Decreti da modificare
I punti deboli individuati da Oettinger coincidono con quelli ribaditi più volte da associazioni di categoria, ambientalisti e sindacati, che hanno colto l'occasione per rilanciare le loro posizioni. Simone Togni, presidente dell'Associazione nazionale energia del vento, ha esortato il governo a tenere conto “dell'ennesimo ammonimento, stavolta proveniente dall'Ue, in merito all'inadeguatezza dei decreti ministeriali sulle rinnovabili. La situazione dell'eolico oggi è veramente grave e si rischia che l'Italia rimanga il fanalino di coda dell'Europa intera” ha concluso il presidente. Dello stesso parere l'Associazione produttori energia da fonti rinnovabili, secondo la quale, “se non si corregono i decreti il comporto delle rinnovabili si ferma”.









