Home NEWS Crescita Governo Monti al top in Europa ma preoccupa l'instabilità interna

Governo Monti al top in Europa ma preoccupa l'instabilità interna

monti merkel - autore: Credit © European Union, 2012Sempre più forti in Europa, sempre più vacillanti in Italia. Dopo mesi di relativa tranquillità, il fronte interno del governo Monti si sta decisamente surriscaldando. E sembra essersi ribaltata la situazione che il Professore trovò al suo arrivo a Palazzo Chigi: Italia compatta nel chiedere il risanamento dei conti ed Europa scettica sulle possibilità che Roma aveva di risollevarsi. Adesso, dopo le amministrative, tutto è cambiato e le politiche interne dell’esecutivo rischiano di andare avanti con molta più difficoltà. Proprio mentre sta prendendo sostanza la triangolazione con la Germania della cancelliera Angela Merkel, all’indomani del cambio della guardia all’Eliseo. E non aiutano i numeri, appena pubblicati dalla Commissione europea, che fanno pensare a una manovra correttiva per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013.

Partendo proprio dai numeri, la Commissione europea ha pubblicato venerdì le sue previsioni sull’andamento delle economie dell’Ue. E la situazione italiana è peggiore del previsto. Secondo Bruxelles nel 2012 il Pil italiano calerà dell’1,4% (a febbraio la previsione era di -1,3%) mentre nel 2013 aumenterà dello 0,4% (a gennaio la previsione era di +0,5%). Questo peggioramento comporta una revisione al ribasso delle stime sul pareggio di bilancio. Il rapporto deficit/Pil sarà del 2% nel 2012 e dell’1,1% nel 2013. A politiche correnti, insomma, non si raggiungerà il pareggio nel 2013: serve un’altra manovra pari almeno ad 8 miliardi di euro. Anche se, immediata, è arriva la smentita del commissario europeo per gli Affari economici Olli Rehn, secondo il quale il rapporto di Bruxelles non parla di altre manovre.

Smentite a parte, si tratta comunque di una brutta notizia per il governo, visto che la situazione è già abbastanza complessa anche senza aggiungere lo spauracchio di una manovra correttiva e di nuove tasse. Dopo la batosta elettorale appena rimediata, due dei tre principali azionisti del governo (Udc e Pdl) stanno cominciando a interrogarsi su quanto l’adesione totale alle ragioni di Mario Monti abbia pagato in termini politici. E già nelle ultime vicende parlamentari hanno dimostrato di essere orientati a dire qualche “no” in più. E’ successo con lo screzio sulle pensioni dei manager pubblici alla Camera e si sta riproponendo nella discussione del Ddl sulla riforma del lavoro al Senato. E anche il terzo azionista di questa maggioranza di larghe intese, il Pd, si sta ponendo in questi giorni qualche interrogativo, anche se per motivi diversi. Il successo, seppure molto parziale, incassato alle amministrative ha fatto nascere una corrente interna, soprattutto nell’area bersaniana, che vorrebbe elezioni anticipate. Anche in questo caso è probabile che, se non si arriverà alla rottura, ci sia comunque un cambio di passo nei rapporti con il premier Monti.

A questo si aggiungono le polemiche interne sulla questione del risanamento. Se a dicembre il “Salva Italia” è stato visto come una medicina amara ma vitale, adesso lo scontento popolare comincia a montare. Esemplare è la vicenda dell’Imu, nella quale l’esecutivo ha dovuto battagliare prima con il Parlamento per la sua approvazione e, adesso, sta lottando con i Comuni per la sua applicazione. E a Palazzo Chigi si attende con grande ansia la scadenza di metà giugno, quando arriverà il pagamento della prima rata e, quasi certamente, i partiti stessi ricominceranno a chiedere a gran voce l’ennesima riforma dell’imposta municipale sugli immobili.

Tutto questo, proprio mentre la reputazione europea del governo è alle stelle. Monti viene visto, sia in Europa che negli Usa, come il possibile mediatore tra il nuovo inquilino dell’Eliseo Francois Hollande e la cancelliera Angela Merkel. E proprio nei suoi rapporti con Berlino starebbe, secondo molti, una delle possibili chiavi di volta della crisi. Il Professore, infatti, sta da tempo riscuotendo grossi consensi per la sua azione in Italia e punta, attraverso il recepimento coordinato del fiscal compact nei due paesi, a stringere ancora di più i legami con la Germania. Legami che, alla fine, dovrebbero sfociare nell’attesa azione per la crescita. La proposta italiana in tal senso esiste già: non conteggiare gli investimenti nei vincoli del fiscal compact per tre anni. Un’idea che piace alla Commissione e continua a raccogliere consensi. Gli appuntamenti del vertice di fine maggio e del Consiglio europeo di giugno diranno quale sarà il suo appeal sulla cancelliera Merkel.

 

Sponsor

MasterCard

Partner

Universita' La Sapienza Scambi Europei
 AGI  Cittadinanzattiva