Burocrazia complessa, giustizia lenta e poca fiducia nelle istituzioni. Sono solo alcune delle caratteristiche poco confortanti che contraddistinguono l'Italia, agli ultimi posti nel rapporto sulle determinanti dell'economia sommersa realizzato dall'Ufficio studi di Confcommercio. Il rapporto mette a confronto 26 paesi, europei e non, sulla base di indicatori qualitativi e quantitativi (valore atteso della pena, percezione dell’output pubblico, costi e tempi degli adempimenti burocratici, ecc.) elaborati dal Word economic forum e dalla Banca mondiale.
Secondo il rapporto, i fattori che maggiormente inluenzano il tasso di sommerso economico sono: la dimensione della pretesa fiscale, l’efficienza del sistema giudiziario e tributario (prevenzione, deterrenza e punizione), la percezione dei cittadini sulla quantità e qualità di beni e servizi pubblici offerti dallo Stato e dagli enti locali, la difficoltà e il costo per adempiere spontaneamente alle obbligazioni fiscali.
Rispetto al 2000, l'efficienza del sistema giudiziario italiano è peggiorata, portando l'Italia in ultima posizione, dopo Grecia, Slovacchia, Slovenia e Messico.
La situazione non migliora sul fronte dei pagamenti irregolari e delle tangenti, che portano l'Italia al 25° posto, prima della Slovacchia. Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca, invece, occupano i primi posti della classifica, merito del basso tasso di corruzione.
Peggiorati anche i tempi di attesa per una sentenza di fallimento o di insolvenza. In Italia, infatti, l'attesa è quasi raddoppiata (1,8 anni) rispetto al 2000 (un anno), dato che posiziona il paese in 15a posizione dopo gli Stati Uniti.
Risulta invariato, invece, l’output pubblico, ossia la percezione che i cittadini hanno della qualità e quantità dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione. Solo Slovacchia e Messico seguono l'Italia, che si classifica 24a.
Se nel 2000 era l'Irlanda l'ultima classificata per la qualità complessiva delle infrastrutture (strade, ferrovie, porti e trasporto aereo), nel 2010 il posto è stato ceduto all'Italia, mentre il podio spetta a Francia, Danimarca e Finlandia.
Infine, il costo dell’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali - fattore che influenza sensibilmente la scelta di nascondere o meno imponibile e imposte al fisco - colloca l'Italia al 20° posto, prima di Portogallo, Slovacchia, Spagna, Messico e Giappone.
Tra i primi commenti seguiti alla pubblicazione del rapporto vi è quello di Coldiretti, che ha sottolineato la necessità di semplificare e snellire gli adempimenti burocratici per sostenere la crescita del paese. Per quanto riguarda il settore agricolo, ad esempio, gli obblighi burocratici sottraggono all'attività produttiva 100 giorni l'anno. "L'attività legislativa, infatti, rimanda spesso a provvedimenti amministrativi che alimentano una tecnocrazia che - ha evidenziato Coldiretti - mette a rischio la competitività delle imprese, sopratutto in un difficile momento di crisi".










