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Festival di Perugia: energia, gli interessi italiani dimenticati

biomasse fonte: audiovisual service ecLa sfida climatica e ambientale da un lato, l'approvvigionamento e la sicurezza energetica dall'altro rappresentano le due facce della stessa medaglia della crescita. La green economy, infatti, non può essere intesa come un ritorno a un'arcadia ideale, ma piuttosto come un'opportunità per inventare modi sempre nuovi per produrre energia. Al contempo, la green economy può spalancare le porte dell'occupazione e creare nuovi posti di lavoro. In questo contesto il nostro paese sarà capace di imporsi e di giocare un ruolo chiave?

Ne hanno discusso al festival del giornalismo di Perugia, il 28 aprile, il funzionario della Commissione europea Massimo Maraziti, il professore dell'Università di Perugia Carlo Andrea Bollino, il giornalista svizzero Serge Enderlin e il giornalista di Limes Alfonso Desiderio. A coordinare l'incontro Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, che ha promosso l'iniziativa.

Secondo Massimo Maraziti, il consumo globale di energia continuerà ad aumentare del 40% fino al 2035, anche se in modo disomogeneo nel mondo: l'Ue consumerà più o meno lo stesso livello di energia di  oggi, ma cambierà il mix di fonti impiegate. Ci avvarremmo di più delle rinnovabili, un po' meno del nucleare e del petrolio, mentre la quantità di gas utilizzata dovrebbe restare la stessa. Ogni paese, poi, ha scelto la sua strada: nei paesi piccoli come Malta e Cipro il petrolio è la fonte primaria, per l'Italia il gas; la Polonia dipende dal carbone e la Francia dal nucleare.

Una politica energetica davvero comune?
Solo con il trattato di Lisbona – quindi dal 2009 - l'Ue ha raggiunto una competenza energetica comune. La strategia europea attuale mira al rafforzamento dei partenariati con le realtà non Ue (tra questi  Norvegia, Nord Africa, Russia) per un approvvigionamento sicuro, alla garanzia di un approvvigionamento energetico per i paesi in via di sviluppo, alla promozione all'esterno delle politiche energetiche interne dell'Ue e, infine, ad accordi con nuovi fornitori entranti come il Brasile e il Canada. E' questo l'unico modo per affrontare in modo efficace le crisi che possono sopraggiungere. 

Anche se il fotovoltaico resta caro, negli ultimi anni il calo del costo dei pannelli solari – anche per via delle produzioni cinesi - ha permesso una maggiore diffusione di questa fonte energetica. Ci sono poi il gas naturale non convenzionale, estratto con una tecnologie alternativo, che han un costo enormemente inferiore al gas naturale, che non interessano nè alla Francia, né alla Bulgaria, ma piacciono alla Polonia e su cui anche il Regno Unito sta riflettendo. In caso venisse impiegata, questa tipologia di gas potrebbe rappresentare un'alternativa interessante. Non per l'Italia, però, che per motivi geomorfologici ne è tagliata fuori.

La guerra energetica
La crisi economica, purtroppo, sta occultando i problemi economici ed energetici. Come afferma lo scrittore e reporter Serge Enderlin, in questo Sarkozy ha le sue responsabilità, non avendo mantenuto le promesse fatte nel 2007 in campagna elettorale. I problemi occupazionali e quelli energetici e ambientali dovrebbero essere affrontati con una strategia comune e in modo parallelo. Nella produzione dei pannelli fotovoltaici la Cina sta surclassando paesi come la Germania sia nel prezzo che, paradossalmente, nella qualità.

Viviamo in un mondo in cui le risorse sono "finite", mal distribuite e in cui tutti vogliono avere lo stesso posto: Stati Uniti, Russia, Cina e la competizione è sempre più forte.

Il solo modo per uscirne sarebbe mettere pressione sui politici, affinché superino lo stadio della "visione corta", cioè quegli obiettivi politici a breve termine cari a coloro che si trovano in campagna elettorale. Spesso l'Europa per l'approvvigionamento energetico s'interfaccia con paesi che non condividono gli stessi valori: oltre alla Russia è questo il caso dell'Azerbaigian.

Dalla Russia con calore
Oggi, come nel secolo scorso, la debolezza dell'Ue è insita nella scarsità di fonti energetiche proprie, in primis il petrolio. La Russia resta preponderante per il nostro approvvigionamento. Secondo Alfonso Desiderio di Limes, l'obiettivo di Putin è diventare un fornitore insostituibile per il vecchio continente e guidare la partita geopolitica. Le forniture, però, rischiavano di dover passare necessariamente per le repubbliche ex comuniste non più amiche di Mosca. Di qui l'idea di realizzare i due grandi progetti di gasdotto, Nord Stream e South Stream. Il Northstream, in particolare, permette alla Russia di bypassare i paesi baltici e la Polonia, a lei ostili.

L'altro strumento nelle mani di Putin è il progetto di pipeline South stream, che attraverso la Grecia dovrebbe arrivare in Italia. L'altro progetto – stavolta europeo –  il Nabucco, è collegato all'Azerbaigian e al Turkmenistan e anche stavolta la Russia è in vantaggio. 

Gerussia
Desiderio sottolinea l'alleanza tra la Germania e la Russia, che ha avuto origine con Schröder ed è proseguita con il cancellierato Merkel, seppure in modo più moderato. Un sodalizio che potrebbe essere sempre più importante in futuro, visto che il sistema politico ed economico tedesco è sempre più orientato verso la Russia.

La Cina e la Russia
Se ad oggi il cliente principale della Russia è l'Europa, ma in prospettiva Mosca potrebbe trovarsi a fornire sempre di più Pechino. Russia e Cina, pur dialogando, non si fidano l'una dell'altra. Anche per questo, al momento, Putin preferisce legarsi sempre di più all'Europa.

Chi controlla chi?
E' la Russia a controllare l'Europa o viceversa? Non è detto che la Russia, come fornitore, possa sempre dettare le regole del gioco.

Bollino: Nord stream è un progetto egoista
Come afferma Andrea Bollino, a livello globale, oggi, destiniamo alla produzione di energia il 3% delle nostre risorse. Il nostro obiettivo deve essere quello di investire in ricerca e sviluppo per ottenere l'energia di cui abbiamo bisogno.

Gli obiettivi europei del 20-20-20, secondo Bollino, non sono raggiungibili allo stesso modo da tutti i paesi membri. Ad esempio l'eolico è molto più conveniente per i paesi del nord Europa come la Danimarca (in cui il vento è più forte). Noi italiani, svantaggiati sull'eolico, siamo più competitivi sul fotovoltaico grazie alle nostre condizioni climatiche, ma questa fonte al momento è ancora troppo cara, anche se il prezzo sta crescendo. Anche se costa di più rispetto a quella da combustibili fossili, l'energia da fonti rinnovabili è da preferire perché incide in modo positivo anche sulla sostenibilità ambientale e sociale.

Bollino saluta con favore una direttiva sulle reti dell'elettricità e del gas, ma ai tedeschi abbiamo permesso di fare il Nord stream (oggi presieduto dall'ex cancelliere Schröder) che per il professore è "un egoismo", un affare privato tra Gazprom e le aziende tedesche a dispetto dello spirito europeo, che ha di fatto bypassato 40 milioni di polacchi. L'Ue non ha fatto nulla per fermare questo progetto, che peraltro non ha infranto alcuna regola comunitaria. South stream, che vede l'accordo tra Gazprom e l'Eni, è più complicato, perché deve passare attraverso diversi paesi europei.

Il progetto europeo Nabucco, (che probabilmente resterà solo sulla carta e non verrà mai realizzato), poi, taglierebbe fuori l'Italia. Il problema dell'Ue resta la mancanza di coscienza di sé come soggetto geopolitico: il Nabucco vedrebbe nella Turchia  un attore fondamentale, ma ad Ankara è ancora precluso l'ingresso nell'Ue. Lo snodo turco è invece sostenuto dagli Stati Uniti, che si oppongono al passaggio delle risorse per l'Iran.

Gli interessi italiani dimenticati
L'Italia, in questi anni, è rimasta a guardare, senza incidere sui processi normativi e decisionali sulle politiche europee. Per Bollino i politici italiani – prima di tutto gli europarlamentari - non sono stati capaci di difendere i nostri interessi, che affondano le loro radici nella struttura produttiva del nostro paese basata sulle Pmi a gestione familiare, più che sulle grandi aziende.

Secondo Maraziti gli interessi nazionali, per essere perseguiti, devono essere fatti valere sin all'inizio del processo legislativo. 

 

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