Home NEWS Innovazione Smart cities: Mario Calderini, l’Italia cerchi la sua via

Smart cities: Mario Calderini, l’Italia cerchi la sua via

EC audiovisual serviceSono due gli appuntamenti imminenti, entrambi nel mese di giugno, a cui il nostro paese non può mancare. Il primo è con il decreto Digitalia - annunciato dal ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera - per sfruttare appieno tutte le opportunità di Internet e delle tecnologie. L'altro è con l'assemblea delle agende digitali europee, che si svolgerà il 21 e il 22 giugno a Bruxelles, una due giorni per tirare le somme sugli sforzi compiuti dai singoli paesi Ue. EurActiv.it fa il punto della situazione con Mario Calderini, consigliere del ministro dell'Istruzione e della Ricerca Francesco Profumo, che lontano dai riflettori lavora a ritmo serrato nella cabina di regia governativa sull'agenda digitale italiana.

Classe 1966, ingegnere e professore ordinario al Politecnico di Torino, Calderini coordina il gruppo di lavoro sulle smart cities, ma ha una visione molto chiara anche degli altri cinque gruppi su innovazione e ricerca, e-commerce, e-gov/open data, informatizzazione digitale, infrastrutture e sicurezza. Nell'ambito di questi tavoli - sottolinea Calderini - si stanno studiando azioni molto importanti come gli open data e l'identità digitale del cittadino per usufruire di servizi pubblici digitali intelligenti, la centralizzazione dei dati anagrafici.

"Lo scorso 12 aprile, in occasione del Digital Forum di Confindustria, ciascun gruppo di lavoro ha presentato una prima rassegna di esperienze alla commissaria europea Neelie Kroes" racconta Calderini. Risultati parziali, visto che le audizioni sono ancora aperte. "Nell'ambito del tavolo sulle smart cities abbiamo lavorato a due principali obiettivi: da un lato la carta della cittadinanza digitale, una riflessione sui diritti e sulle garanzie per il cittadino che vivrà nella smart city, dall'altro la piattaforma amministrativa per realizzarle. Come hanno già detto i ministri Profumo e Passera, prima di emanare nuove leggi dobbiamo sfruttare le potenzialità di regolamenti e atti amministrativi che possono mettere in moto ciò che già è stato fatto. Questa piattaforma amministrativa, continua Calderini, è una sorta di "campo base" da cui ciascun comune italiano può partire per sviluppare il proprio progetto".

I risultati di questo lavoro saranno presentati entro il 15 giugno con il pacchetto Digitalia. Nel frattempo Calderini ricorda che fino al 30 aprile restano aperte le candidature ai bandi pubblici su smart cities e social innovation, che servono a costruire capacità industriali e a sperimentarle nella Pubblica amministrazione. Le candidature pervenute saranno analizzate da un gruppo di valutatori indipendenti. Parallelamente, il nostro gruppo di lavoro s'impegna affinchè la Pubblica amministrazione possa attuare in modo semplice i progetti di smart cities.

Alcuni esempi di città che vanno in questa direzione già ci sono in Italia. "Penso a Genova, Bari, Torino, Reggio Emilia – dice Calderini – L'Italia, però, deve cercare la sua via alle smart cities. Ci sono alcune caratteristiche nazionali che andrebbero valorizzate, come il patrimonio culturale, i centri storici, senza fare una semplice replica delle esperienze straniere, che in questo momento di crisi economica sarebbe difficile". Modelli europei di riferimento? "Amsterdam, Monaco di Baviera, Stoccolma, Aarhus".

Sul fronte degli open data, poi, il ministro Profumo ha recentemente presentato i primi risultati dell'apertura del patrimonio informatico del mondo della scuola. "I primi dati condivisi nel progetto Scuola in chiaro sono già stati scaricati quasi sessanta mila volte in un mese" ricorda l'ingegnere.


Chiediamo a Calderini se è vero che in Italia esiste una buona infrastruttura, ma a mancare sono le competenze. "L'infrastruttura italiana non è indietro rispetto al resto d'Europa, ma il digital divide purtroppo colpisce ancora interi distretti industriali".

Una volta concluso il lavoro della cabina di regia, nei prossimi cinque anni dovrà essere assicurata una continuità con il passato e un governo continuo del processo. La stessa città digitale è qualcosa che dovrà essere continuamente innovata. Come ha affermato la commissaria Neelie Kroes, ogni paese dovrà dotarsi del cosiddetto "digital champion", cioè di una personalità autorevole – simile al Mr Prezzi e al Mr Pmi per altri settori – che si faccia custode dell'innovazione digitale del paese.

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