Ci sono i fondi strutturali e c'è Horizon 2020, il nuovo programma quadro che finanzierà la ricerca e l'innovazione nell'Ue a partire dal 2014. Insieme supportano la Smart specialisation strategy, l'approccio europeo allo sviluppo intelligente e sostenibile. Poi c'è l'Italia, con la sua scarsa capacità di utilizzare le risorse comunitarie. Una debolezza che il paese rischia di pagare al momento di negoziare i nuovi fondi per la programmazione post 2013. Se n'è discusso a Roma, nel corso di un convegno organizzato al Consiglio nazionale delle ricerche.
Razionalità, integrazione e concretezza. Queste le colonne portanti della Smart specialisation strategy, secondo l'eurodeputato del PdL Antonio Cancian. Che punta il dito contro il paese: "In Italia siamo bravi a spendere per creare conoscenza, ma siamo incapaci di guadagnare da quella conoscenza".
Il riferimento è ai fondi dedicati alla ricerca e all'innovazione che, in vista di Horizon 2020, dovranno essere meglio organizzati e spesi. E lo stesso vale per i fondi strutturali e quelli di coesione. "Dobbiamo cambiare approccio", ha dichiarato Giovanni Vetritto, capo segreteria del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, intervenendo al convegno. Concretamente, il dicastero si sta muovendo per "cercare di innovare il metodo, lavorando fianco a fianco con il ministero dell'Istruzione".
"Dobbiamo ricostruire pezzo a pezzo una strategia", ha fatto notare, invece, Mario Calderini, consigliere scientifico del ministro Profumo. L'obiettivo è allinearsi alle indicazioni Ue per arrivare preparati al 2014 e per realizzare una crescita intelligente. Ovvero, una "crescita che è insieme economica e culturale, sostenibile e integrata", come l'ha definita Cancian, in chiusura del convegno.









