Via libera al secondo piano a sostegno della crisi greca. I capi di Stato e di governo dell'eurozona hanno approvato lo scorso 21 luglio le misure per risollevare la situazione di Atene ed evitare il temuto contagio ad altri Paesi dell'area. Il valore complessivo dell'intervento ammonterà a circa 160 miliardi di euro e sarà realizzato attraverso il riacquisto di titoli da parte dell'European Financial Stability Facility (Efsf) e il roll over del debito.
Più nel dettaglio, il valore del prestito da parte dei governi UE e del Fondo monetario internazionale sarebbe di 109 miliardi entro il 2014, a cui si aggiungono il contributo da parte dei privati, pari a 37 miliardi, e il buy-back, cioè l'operazione di riacquisto dei titoli ad opera del fondo di stabilità, da 12,6 miliardi, per un totale di oltre 158 miliardi.
Al termine del vertice, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha spiegato che la durata del prestito è stata allungata, da un minimo di 15 anni ad un massimo di 30, e che i tassi di interesse saranno più favorevoli.
La partecipazione volontaria dei privati è stata fortemente voluta dalla Germania e potrà realizzarsi in diverse forme, rinvio dei rimborsi, scambio di obbligazioni, vendita a prezzo scontato.
Per quanto riguarda il buy-back sarà necessario ampliare i poteri dell'Efsf, per statuto impossibilitato ad acquistare obbligazioni sul mercato secondario. L'allargamento del raggio d'azione del fondo di stabilità ne permetterà l'intervento anche in Paesi non soggetti agli aiuti, come ad esempio l'Italia o la Spagna.
La conclusione dell'accordo, come già ieri per l'intesa franco-tedesca, è stata salutata con favore dai mercati, ma il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, non ha escluso l'eventualità che il pacchetto possa provocare un default selettivo, qualora le agenzie di rating valutassero le operazioni di rinnovo dei titoli come un fallimento.









