Crescita e austerità. Il Vertice di lunedì 30, il Consiglio europeo informale che vedrà riuniti capi di stato e di governo dei 27, sarà giocato su questi due registri. Sul primo fronte l’idea è avviare iniziative da finalizzare nelle prossime settimane, entro il Vertice che si terrà il primo marzo. Sul secondo, invece, le discussioni sono in fase più avanzata: lunedì a Bruxelles sarà licenziata la versione definitiva del nuovo Patto di Bilancio e sarà discussa la portata dell’Esm, il nuovo meccanismo di stabilità europeo. Due questioni sulle quali l'Italia arriva con una posizione forte.
Partiamo dai due passaggi più importanti della discussione: l’Esm, il meccanismo di stabilità che dovrà sostituire il fondo Salva stati (Efsf), e il fiscal compact, il nuovo Patto di Bilancio che sarà sottoscritto da 26 paesi dell’Ue, Gran Bretagna esclusa. Su entrambi i punti il dibattito si annuncia acceso. Tanto che Italia, Francia e Germania avvieranno i negoziati in un incontro trilaterale subito prima del vertice.
Ecofin ed Eurogruppo, a inizio settimana, hanno deciso soltanto in quali tempi dovrà essere alzato il muro dell’Esm: luglio 2012, prima in affiancamento e poi in sostituzione dell’Efsf. Resta però da discutere la partita della potenza di fuoco del fondo: attualmente è ferma a 500 miliardi ma diversi paesi, tra cui Italia e Francia, sono convinti che debba essere portata almeno a 750 se non a mille.
Si parlerà, allora, dell’ipotesi di far confluire nel nuovo fondo le risorse non utilizzate del “Salva stati”. Ma anche di un aumento del plafond dell’Esm indipendente dai vecchi fondi. Sul punto l’opposizione più forte arriva dalla Germania anche se, dall’osservatorio di Palazzo Chigi, è forte la convinzione che la questione del nuovo meccanismo di stabilità possa sbloccarsi facilmente una volta che Berlino avrà incassato, davanti al proprio elettorato, la vittoria dell’approvazione del fiscal compact. Il primo ministro italiano, Mario Monti lo ha fatto capire chiaramente durante i suoi interventi a Camera e Senato di mercoledì.
Il patto di bilancio sarà l’altro punto forte della giornata. Il trattato, ormai, è noto alle parti che ne discutono da dicembre e che, soprattutto negli incontri degli sherpa a gennaio, hanno sciolto quasi tutti i nodi della trattativa.
Dal canto suo, l’Italia ha incassato un successo decisivo per la sua politica economica dei prossimi anni: il meccanismo di riduzione del debito pubblico eccedente il 60% avrà delle deroghe e non sarà inchiodato al 5% all’anno. Inoltre, le sanzioni per eccesso di deficit non saranno applicate in maniera automatica.
Restano da chiarire soltanto due punti, dei quale si parlerà durante il vertice: quale sarà il ruolo della Corte di giustizia europea e quali paesi potranno partecipare agli Eurosummit. Sulla prima questione, il meccanismo attraverso il quale Commissione e paesi membri monitorano l’applicazione della “golden rule” sul pareggio di bilancio in Costituzione è stato oggetto di parecchi cambiamenti. Resta da decidere ancora se la Corte è giuridicamente legittimata a comminare sanzioni agli Stati fino allo 0,1% del Pil per inadempimento del patto. Alcuni paesi pensano di no. Sulla seconda, va chiarito se i paesi non firmatari del fiscal compact potranno partecipare ai vertici. Per l’Italia, addirittura, dovrebbero essere esclusi anche quelli in condizione di “opt out” dalla moneta unica. Due condizioni che escluderebbero Gran Bretagna e Danimarca.
Infine, sarà affrontata la questione della crescita. Nella lettera inviata dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy ai capi di Stato e di governo per convocare l’incontro si legge, infatti, che si partirà dalla “stabilità finanziaria e dal consolidamento fiscale”. Ma allo stesso tempo si cominceranno a ipotizzare “misure per stimolare la crescita e la competitività e, soprattutto, per creare lavoro”.
Nello specifico, in attesa del Consiglio europeo di inizio marzo, nel quale saranno prese misure più generali, stavolta il vertice si concentrerà sulle “azioni immediate da prendere su questioni specifiche come la disoccupazione giovanile, il mercato comune e le piccole e medie imprese”.
Insomma, si avvierà il dibattito sul tema dell’occupazione e della crescita, partendo dai settori più esposti alla crisi. Apriranno la discussione sulla questione il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e il premier danese Helle Thorning Schmidt. Anche il neo presidente del Parlamento europeo Martin Schulz sarà invitato a parlare.










