“Una fortissima convergenza” tra Italia e Francia, “un asse per la crescita”: è questa la lettura, quasi unanime, degli incontri a Roma del presidente francese François Hollande, che, ieri, è stato ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ha avuto un colloquio a Palazzo Chigi con il premier Mario Monti. La crescita è un obiettivo comune di Roma e Parigi, che portano –parola di Hollande- “una visione comune della casa europea” agli appuntamenti europei e mondiali dei prossimi giorni.
Ma la convergenza, da sola, non basta, a rimettere in carreggiata l’Unione che sbanda. E Monti avverte che l’euro non è fuori pericolo: “E’ un momento cruciale per l’Europa e per il Mondo. I progressi fatti nella governance dell’Ue e dell’eurozona non sono sufficienti a tenere la moneta al riparo dalle turbolenze”.
Un momento cruciale che, di qui alla fine del mese, si svilupperà in due settimane dense di appuntamenti: ci sono, domenica, le elezioni in Grecia, cruciali per la permanenza di Atene nell’Ue e nell’euro (e c’è anche il secondo turno delle politiche francesi). Subito dopo, il 18 e 19, al G20 di Los Cabos in Messico, l’Europa sarà esposta alle pressioni di Usa e Cina. E poi, il 22, il professor Monti riunirà a Roma il presidente Hollande, la cancelliera Merkel e il capo del governo spagnolo Rajoy. Il Quadrangolare fra i Quattro Grandi della Zona Euro, sarà determinante per l’esito del Vertice della Crescita, com’è già stato ‘battezzato’, con ottimismo preventivo, il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, a chiusura del semestre di presidenza danese del Consiglio dei Ministri dell’Ue.
A Hollande, il presidente Napolitano ricorda “la necessità di immediate misure per la crescita e il lavoro”, nella prospettiva “irrinunciabile” della salvaguardia della moneta unica. A Palazzo Chigi si parla d’eurobond, pur sapendo che a Bruxelles a fine giugno le decisioni saranno altre, più modeste: gli europrojects, misure per le banche, maggiore integrazione; e la Merkel metterà i partner alla prova dell’Unione politica. Hollande, però, s’impegna a non accettare “conclusioni al ribasso” sulla crescita e afferma che l’Europa ha bisogno di “misure contro la speculazione”.
Monti e Hollande evitano rotture a distanza con la Merkel, che è anch’essa –dicono- alla ricerca di soluzioni per l’Europa. Loro due sanno bene che non è colpa della Germania e della Merkel, se la Grecia è sul lastrico, se la Spagna e l’Italia sono esposte ai rischi del contagio. E sanno altrettanto bene che l’Unione europea e l’euro non sarebbero migliori, anzi non ci sarebbero proprio, senza la Germania. Certo, accanto al rigore devono ora trovare spazio la crescita e l’occupazione. Ma la via va tracciata e percorsa con la Germania, ché, senza, non si arriva da nessuna parte, per quanto buona possa essere per Parigi e Roma la compagnia di Spagna, Polonia e altri.
Hollande è a Roma in una di quelle giornate che tutto pare rotolare nella direzione sbagliata, pur se le borse vanno ciascuna per conto suo (Milano chiude in crescita) e lo spread resta poco sotto quota 470. Il tono della giornata lo aveva già dato la Merkel, al mattino: forse preoccupata di fare da ‘punching ball’ al G20 e al Vertice europeo, aveva detto che la forza della Germania non è infinita e che non bisogna sopravvalutare la capacità di Berlino di farsi carico della salvezza dell’euro: “Non possiamo scegliere soluzioni facili”, è l’ammonimento ai partner europei, ma anche al presidente americano Barack Obama: “Anche il G20, non solo l’Ue, si assuma le sue responsabilità”.
La cancelliera vuole che la Banca centrale europea abbia più forza nel controllo sugli istituti di credito. E proprio la Bce pubblica un bollettino inquietante: la ripresa è a rischio, la crescita è debole, i dati dell’occupazione sono negativi, bisogna stare attenti agli sviluppi della crisi e agire con fermezza.










