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Europa federale: Napolitano, andare verso l'Europa politica

Napolitano “Muovere nella direzione in cui spingono la crisi in atto e la forza delle cose: quella di un'Europa politica, secondo l'ispirazione federale dei fondatori del progetto d'integrazione”: con queste parole, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha trasmesso il suo saluto e il suo augurio di buon lavoro ai partecipanti al convegno 'Europa federale, unica via d'uscita?' in corso oggi a Roma, presso il Senato. L'incontro è organizzato dal Consiglio italiano del Movimento europeo, dal Partito radicale e dall'Ecfr.

Giorgio Napolitano

Nel suo messaggio, il presidente Napolitano scrive: “la crisi finanziaria globale culminata nella crisi dell'eurozona sta mettendo a dura prova la coesione dell'intera Unione e le sue prospettive di sviluppo. Nessuno Stato può salvarsi da solo: chiusure egoistiche e concezioni anguste degli interessi nazionali sono semplicemente fuorvianti e destinate a fallire. È ormai improrogabile un'effettiva mobilitazione di risorse a livello europeo a sostegno della ripresa economica, insieme con un processo convergente di stabilizzazione finanziaria e con la prosecuzione di efficaci riforme strutturali. Ma cruciale sta al tempo stesso diventando un forte rilancio di volontà politica comune e di operante solidarietà”.

Per il presidente Napolitano, “dobbiamo guardare con fiducia al potenziale politico e ideale del progetto d'integrazione. Uniti, i paesi e i popoli europei possono affrontare e scongiurare il rischio dell'irrilevanza e della regressione dell'Europea. Uniti, possiamo promuovere uno sviluppo equo e sostenibile non facendo venire meno il peculiare apporto dell'Europa a una nuova fase dell'evoluzione mondiale”.

Emma Bonino

I lavori del convengo sono stati aperti da Emma Bonino, vicepresidente del Senato, che ha portato i saluti del presidente Renato Schifani che ha espresso l'auspicio che, da questo incontro, vengano “contributi utili” al vertice europeo del 28 e 29 giugno, che ha definito “decisivo”.

Per la Bonino, il convegno odierno è “una tappa di una riflessione, un passo verso l'unione politica”: citando Jean Monnet, la Bonino ha detto che “gli Stati uniti d'Europa sono l'unica eredità che possiamo lasciare ai nostri figli”. E ha espresso la speranza che il punto interrogativo del titolo del convegno possa presto trasformarsi in un punto fermo”.

Le voci dell'industria

Intervenendo nel corso del convegno, la presidente del movimento degli industriali francesi Laurence Parisot ha presentato un rapporto, stilato dalla Confindustria d'oltralpe, in cui gli industriali rivendicano la necessità di un'unione politica europea. Per due ragioni: “una economica, perché la prospettiva di un mercato unico è più interessante e offre maggiori opportunità; l'altra di carattere etico e culturale, perché permette un maggiore scambio di idee”.

Di giornate fondamentali per il futuro dell'Ue ha parlato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. “pensare di risolvere la crisi economico-finanziaria parlando solo di spread equivale a voler curare un tumore con un'aspirina”. Quello che serve, ha concluso Squinzi, “sono gli Stati uniti d'Europa”. A fargli eco il direttore generale della Confindustria tedesca Markus Kerber: “o ci uniamo a livello politico per risolvere la crisi, o tutto crolla”.

Secondo Steven Heinz, co-fondatore di Lansdowne Partners Ltd, l'Europa ha di fronte a sé due sfide: una a lungo termine, lo spostamento del potere economico da Occidente a Oriente, l'altra da affrontare nell'immediato, vale a dire l'eccessivo indebitamento dei paesi occidentali.

Tajani e i capitani coraggiosi

Concludendo la prima parte del convegno il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, responsabile per l'Industria, ha confrontato l'Ue in questo momento a una nave nella tempesta il cui capitano coraggioso deve decidere di andare avanti, di affrontare le difficoltà e di superarle: “la scelta giusta è di andare avanti verso l'obiettivo degli Stati uniti d'Europa”.

Per questo, secondo Tajani, è importante che il Consiglio europeo di fine giugno “prenda decisioni politiche che inneschino un circolo virtuoso e facciano crescere la fiducia” dei cittadini e delle imprese, contro la speculazione, il cui “vero obiettivo è l'euro”.

“Quando la finanza e i mercati prevalgono sulla politica – ha osservato il vicepresidente -, ci sono sempre risultati negativi... non si possono risolvere i problemi solo imponendo sacrifici ai cittadini, pur cominciando da una cura dimagrante degli apparati statali”. Per Tajani, “le riforme non sono più rinviabili” e “l'Italia deve andare avanti su questa strada”. Il vicepresidente ha indicato, fra gli strumenti per superare la crisi, la crescita dell'economia reale, più investimenti e più ricerca, l'attuazione della direttiva sui ritardi dei pagamenti delle amministrazioni pubbliche, il rafforzamento del sistema bancario, l'utilizzazione di projecrt bond e dei fondi Bei, auspicando anche “una riflessione sugli eurobond”.

Dichiarandosi “ottimista”, come i leader industriali che lo avevano preceduto, Tajani ha concluso con l'auspicio che il quadrangolare di oggi a Roma possa contribuire al successo del vertice di Bruxelles: “non credo che i problemi si possano risolvere a quattro, ma meglio a quattro che in due, com'è capitato per troppo tempo”.

Anche il sottosegretario agli Esteri italiano Marta Dassù è intervenuta in questa fase, ricordando l'esistenza di un coordinamento fra i ministeri del Esteri per lavorare sui temi della crescita, soprattutto, dell'approfondimento dell'integrazione europea.  

Enzo Moavero

Il momento è critico, ma “non dobbiamo farci spaventare”. A dirlo, nel corso del convegno 'Europa federale, unica via d'uscita?' è il ministro per gli Affari europeo Enzo Moavero Milanesi. Del resto, “l'Unione è nata dopo due guerre mondiali, in un momento estremamente difficile”. Ma, prosegue il ministro, “si stanno facendo molti passi in avanti e molti ancora se ne devono fare”.

E fra le cause della crisi attuale individua “l'incompletezza del percorso istituzionale europeo”: l'Ue “non ha saputo reagire in modo ottimale alla globalizzazione economica” e non ha saputo unirsi fino in fondo. Ma sembrerebbe esserci una luce alla fine del tunnel: “se pensiamo che la nascita del cittadini europei è avvenuta prima del consolidamento politico dell'Unione, si può ben sperare”. L'obiettivo ora dev'essere l'unione federale, obiettivo per cui “il governo si sta impegnando”, ha concluso Moavero.

La riflessione di Prodi

A concludere l'incontro, l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che ha iniziato le sue riflessioni partendo dalla riabilitazione che il termine "federale" ha avuto in questi mesi, un segnale positivo ma che, al contempo, mostra quanto “il sistema Europa sia sull'orlo di un burrone”. La soluzione, per non finirci dentro, e per conservare la sovranità è l'unione politica; per usare una metafora di facile comprensione, “l'Europa deve diventare un cane grosso come la Cina e gli Usa”. Solo così infatti sarà possibile affrontare le sfide economiche globali che questi colossi lanciano all'Europa, “da solo nessun paese europeo può farcela, neanche la Germania, che ha l'economia più forte”, ha commentato Prodi.

Gli interessi economici sono, infatti, uno dei motivi che deve incoraggiare la svolta federale europea, a questo proposito, come la Bonino, l'ex presidente della Commissione Ue – dal 1999 al 2004 - ha accolto con ottimismo l'apertura federalista delle associazioni degli industriali francesi, tedeschi e inglesi. Meno ottimista invece sulle decisioni che i leader europei prenderanno nel corso del Vertice del 28 e 29 giugno che, a suo avviso, “non sarà decisivo. Le ultime due generazioni non sono abituate al pericolo. La razionalità trionferà, anche se magari prima dovremmo scottarci le dita”.

 

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