Via la responsabilità diretta delle toghe, confermata la 'manifesta violazione del diritto' - che rientrerà nell'ambito della colpa grave -, aumento del prelievo dello stato sullo stipendio del giudice. Queste le proposte in tema di responsabilità dei magistrati, che il ministro della Giustizia Paola Severino ha inviato ai partiti che sostengono il governo insieme ai testi su corruzione e intercettazioni.
Una riscrittura all'insegna del compromesso. Dall'emendamento Pini sparisce infatti la responsabilità diretta per giudici e pm, accontentando il Pd, ma si sostituisce la facoltà dello stato di rivalersi sul magistrato con un obbligo, come richiesto dal Pdl. Rivalsa che si fa anche più salata per le toghe: il governo accoglie la linea del partito di via dell'Umiltà e aumenta, da un terzo al 50 per cento, la quota prelevabile dallo stipendio del giudice.
Resiste, infine, la 'violazione manifesta del diritto', altro nervo scoperto della norma inserita nel disegno di legge Comunitaria 2011, ma non come criterio autonomo per procedere contro il magistrato, bensì all'interno della colpa grave.
Mosso il primo passo per superare l'impasse sulla responsabilità delle toghe, la Severino conta di poter presentare le sue proposte sul ddl anticorruzione per l'inizio della prossima settimana, il 17 aprile, dopo un ultimo incontro con i partiti di maggioranza, questa volta collettivo. Presentazione che il Pdl aveva chiesto di rimandare di almeno una settimana per arrivare a un accordo quadro su corruzione, intercettazioni e responsabilità dei giudici, ma che Pd e Udc non intendono posticipare.









