Home NEWS Norme Corte Strasburgo: Europa 7, polemiche dopo condanna all'Italia ma non a Mediaset

Corte Strasburgo: Europa 7, polemiche dopo condanna all'Italia ma non a Mediaset

corte di strasburgo - © EchrHa suscitato numerose polemiche e riaperto vecchi contrasti la sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia a versare alla proprietà di Italia 7 dieci milioni di euro, a titolo di indennizzo per non aver potuto trasmettere i propri programmi. I giudici di Strasburgio hanno così concluso la vicenda dell’emittente televisiva che, nonostante avesse ottenuto la licenza per tre frequenze nel lontano 1999, è riuscita a far partire le sue trasmissioni solo nel 2009. In forza della condanna, lo Stato italiano dovrà pagare un salato risarcimento.

Guardando alla pronuncia, la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per non avere concesso per dieci anni le frequenze all'emittente televisiva. La Corte ha riconosciuto a Francescantonio Di Stefano, imprenditore proprietario dell’emittente, dieci milioni di euro per danni materiali e morali. La richiesta di risarcimento era stata di due miliardi.

Secondo le motivazioni della Corte, non assegnando materialmente le frequenze a Europa 7, le autorità italiane non hanno rispettato "l'obbligo prescritto dalla Convenzione europea dei diritti umani di mettere in atto un quadro legislativo e amministrativo per garantire l'effettivo pluralismo dei media". L'Italia è stata, in sostanza, condannata per aver violato il diritto alla libertà d'espressione.

Vicenda iniziata nel 1999

La vicenda, come noto, affonda le sue radici molto indietro nel tempo. Nel luglio del 1999 Europa 7 ottenne la licenza per trasmettere su tre frequenze con una copertura dell'80% del territorio nazionale. Alla fine, dopo lunghe proteste e iniziative legali, l'emittente ha però avuto l'effettiva possibilità di iniziare a trasmettere solo nel 2009 e su una sola frequenza.

La Corte ha sottolineato come, avendo ottenuto la licenza, Europa 7 potesse "ragionevolmente aspettarsi" di trasmettere entro al massimo due anni. Ma non ha potuto farlo perché le autorità hanno interferito con i suoi legittimi diritti con la continua introduzione di leggi che hanno via via esteso il periodo in cui le televisioni che già trasmettevano potevano mantenere la titolarità di più frequenze.

La Corte europea dei diritti umani, però, ha deciso di non prendere in esame l'accusa rivolta nei confronti di Mediaset. Nel ricorso, infatti, si sosteneva che le leggi varate dal governo per far slittare la data in cui Mediaset e Rai avrebbero dovuto cedere le loro frequenze e le decisioni del Consiglio di Stato in merito alla questione dell'allocazione delle frequenze erano frutto di una volontà di favorire le reti di Silvio Berlusconi. Una tesi respinta dalla Corte di Strasburgo. Insomma, non c’è stata nessuna pronuncia sulla questione del conflitto di interesse.

Mediaset soddisfatta

Addirittura deluso Di Stefano, che si aspettava "una sentenza esemplare" dalla Corte europea dei diritti umani. Una sentenza che, innanzitutto, gli riconoscesse un risarcimento "di oltre 2 miliardi di euro" per non aver potuto trasmettere per 10 anni, e poi stabilisse che dietro l'impossibilità dell'emittente televisiva di ottenere le frequenze "ci fosse la volontà di favorire Mediaset". Alla fine, per lui, la decisione è una vittoria solo parziale.

Secondo Mediaset, invece, la sentenza è la conferma che l'azienda "non è mai stata favorita nei procedimenti di carattere televisivo" e che "Mediaset è stata menzionata strumentalmente in una controversia relativa ai rapporti tra Europa 7 e lo Stato italiano in cui non c'entrava assolutamente nulla".

Le reazioni di Pd e Idv

E' stata invece infuocata la reazione del leader dell'Italia dei Valori, Antonio di Pietro che, insieme al vicepresidente della commissione cultura del Senato Vincenzo Vita (Pd), ha puntato il dito proprio in direzione di Silvio Berlusconi e di Mediaset. “L'ex presidente del Consiglio ha utilizzato a proprio uso e consumo le istituzioni, piegandole ai propri interessi e calpestando la democrazia e l'informazione”, ha dichiarato il leader dell'Italia dei Valori.

Vita ritiene che "la Corte ha finalmente messo il punto ad una pessima vicenda, che costituisce il sintomo del dramma italiano dei media: dalla concentrazione delle frequenze private nelle mani di Mediaset, al conflitto di interessi, agli errori più gravi della legge Gasparri ma anche alle incertezze del centrosinistra".

 

 

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