Le 102 astensioni che hanno accompagnato l'approvazione del Ddl anticorruzione alla Camera sono il segnale inequivocabile che il Popolo della Libertà non ha intenzione di cedere nella partita sui temi della giustizia. Al Senato, la battaglia per modificare il testo - peggiorato, secondo la portavoce nazionale del PdL Anna Maria Bernini, rispetto all'architettura pensata dall'allora Guardasigilli Angelino Alfano - è destinata a intrecciarsi a quella sulla responsabilità civile dei magistrati, la norma che da mesi tiene fermo il disegno di legge Comunitaria 2011 a Palazzo Madama.
"Faremo di tutto per cambiare il ddl sulla nuova concussione e sulle influenze", spiega il capogruppo a Montecitorio del PdL Fabrizio Cicchitto, riferendosi al passaggio del testo sulla corruzione in Senato. Poi, Cicchitto critica il governo per aver "ammanettato" il dibattito parlamentare con la fiducia e lancia un avvertimento al ministro della Giustizia Paola Severino, questa volta sulla responsabilità delle toghe: "Non ci venga a proporre emendamenti con la fiducia su questo punto, o voteremo contro".
Il ministro di via Arenula ha infatti depositato un emendamento per tentare di mettere d'accordo il Partito Democratico, che chiede lo stralcio del provvedimento che introduce la responsabilità diretta per giudici e pm, e il PdL, che lo difende come formulato dal leghista Gianluca Pini. La soluzione del ministro consisterebbe nel mantenere la norma, cambiando però la responsabilità da diretta a indiretta: quindi, rivalsa sullo Stato, che sarebbe però obbligato a rifarsi sul giudice.
Intervento fallito a giudicare dalle parole di Cicchitto: "Come dice il proverbio, uomo, o meglio donna, avvisata è mezzo salvata".
Ma la Severino non si scompone: "Mi sembra troppo presto per parlarne", ha dichiarato il ministro, che ha aggiunto: "Abbiamo presentato un emendamento del Governo, riteniamo che il confronto debba essere completato. Il dibattito si svilupperà, vedremo come".










