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Infrazioni: 13 in meno per l’Italia, ma l’Ue preme su ambiente e intercettazioni

IntercettazioniScendono a 116 le procedure d'infrazione dell'Ue a carico dell'Italia. La Commissione europea, nella riunione del 21 giugno, ha approvato l’archiviazione di 13 infrazioni, ma anche l’apertura di nuove procedure. Le infrazioni aperte riguardano la violazione del diritto europeo e il mancato recepimento delle direttive comunitarie.

Infrazioni archiviate. Tra le procedure chiuse, oltre al caso della gestione dei rifiuti nel Lazio, di cui EurActiv ha già dato notizia, vi sono diverse infrazioni inerenti il mancato recepimento delle direttive europee. I settori maggiormente interessati sono: trasporti, ambiente, smaltimento dei rifiuti, discriminazioni sul posto di lavoro, prodotti cosmetici.

Infrazioni aperte. Rispetto all’ultimo aggiornamento del 31 maggio, dopo le nuove decisioni della Commissione il numero delle infrazioni a carico dell’Italia è sceso da 125 a 116.

Ancora molte, perché, nonostante la progressiva diminuzione delle infrazioni negli ultimi mesi, l’Italia stenta a mettersi al passo con la legislazione comunitaria.

Le difficoltà maggiori si registrano nell’ambito del diritto dell’ambiente (32 procedure aperte), fiscalità e dogane (11 procedure aperte), lavoro e affari sociali (10 procedure aperte) e trasporti (9 procedure aperte).

Non fanno eccezione le nuove procedure, che riguardano la violazione della 'direttiva natura' (direttiva 92/43/CEE) a carico dell’aeroporto di Malpensa, la gestione dei rifiuti nei comuni di Varese e Casciago e la violazione da parte del governo italiano della direttiva sull’attribuzione del servizio di intercettazione telefonica (direttiva 2004/18/CE).

Con quest’ultima procedura, la Commissione ha segnalato all’Italia il mancato rispetto del diritto europeo degli appalti nell’assegnazione dei contratti relativi alle intercettazioni. Secondo il Collegio dei commissari, infatti, in Italia l'attribuzione dei contratti avviene “in via diretta, senza alcuna pubblicità e messa in concorrenza”. La Commissione ha pertanto chiesto al governo italiano di rivedere la propria legislazione nazionale, affinché i contratti relativi alle intercettazioni vengano assegnati ad aziende private o pubbliche su basi concorrenziali.

 

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