Via libera del Senato alla ratifica del Patto di Bilancio - l'accordo sulla stabilità e sulla governance fra 25 paesi dell'Unione europea - e del trattato che istituisce l'Esm - il nuovo fondo salva Stati -, insieme alla relativa modifica dell'articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. I due provvedimenti passano ora all'esame della Camera, che dovrebbe approvarli entro il 20 luglio. Approvato anche un ordine del giorno - a firma Stefano Ceccanti (Pd) e Lucio Malan (Pdl) - che impegna il Governo a sostenere ogni forma di integrazione politica tra gli stati Ue, compresa "l'elezione o la legittimazione diretta da parte dei cittadini europei del vertice dell'Unione".
Con l'approvazione dei disegni di legge sul Patto di Bilancio e sull'Esm da parte del Senato, l'Italia fa un passo avanti per unirsi ai paesi che hanno concluso la procedura di ratifica.
A fare il punto è il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi: sono 15, sui 17 dell'eurozona, i paesi che hanno già ratificato il Meccanismo europeo di stabilità - oltre a quello dell'Italia, è ancora atteso il voto dell'Estonia -; sono invece 11, su 25, le ratifiche del Patto di Bilancio, da cui sono fuori Gran Bretagna e Repubblica Ceca.
Ancora sospesa la situazione in Germania, dove il Parlamento ha approvato entrambi i documenti, il 29 giugno, ma dove la firma da parte del capo dello stato è subordinata all'imminente pronunciamento della Corte costituzionale.
Quanto all'ordine del giorno di Ceccanti e Malan, l'obiettivo è "dar vita a un governo democratico federale legittimato dai cittadini che si affianchi al Parlamento". La richiesta dei due senatori al Governo è quindi di "sostenere in ogni sede incisive forme di integrazione politica tra i paesi della zona euro e a livello dell'Unione europea, comprese forme di legittimazione o elezione diretta del presidente della Commissione e del Consiglio europeo unificando i due organi apicali oggi distinti". Solo così, spiega Ceccanti, la cessione di sovranità richiesta dai trattati approvati oggi non si trasformerà in una "cessione di democrazia".










