Home NEWS Norme Giù le mani da festività e santi patroni, senza scomodare l'Europa

Giù le mani da festività e santi patroni, senza scomodare l'Europa

San Gennaro - fonte: Comune di  NapoliSe gli altri paesi dell'Unione europea non si azzardano a toccare i 'ponti', perché dovremmo farlo proprio noi? Nel mirino, stavolta, non ci sono le infrastrutture, ma le brevi vacanze, o week-end lunghi, cui gli italiani, si sa, non amano rinunciare. Per quest'anno quindi il calendario delle festività resta così com'è. A decretarlo il Consiglio dei Ministri, riunitosi lo scorso 20 luglio, dopo aver approfondito ampiamente l'impatto di una norma che tanto clamore e bordate mediatiche aveva suscitato nell'ultimo periodo. Invocando l'Europa dove l'Europa ben poco c'entra.

In discussione il decreto legge n. 138, approvato dal governo Berlusconi nell'agosto 2011. Esso prevede che, a partire dal 2012, il presidente del Consiglio (tramite DPCM) stabilisca ogni anno le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato non conseguenti ad accordi con la Santa Sede, nonché le celebrazioni nazionali e le festività dei santi Patroni, ad esclusione del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno. In sintesi, in base alla norma, una festività che cade di giovedì potrebbe essere spostata al venerdì, al lunedì successivo o addirittura alla domenica, per evitare il fenomeno dei 'ponti'.

Per quest'anno il Cdm lascerà le feste così come sono. Ad annunciarlo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, considerato che alcune festività civili sono completamente escluse dall'accorpamento e quindi non si possono toccare; e altre non sono accorpabili o posticipabili perchè religiose religiose e "concordatarie" (ad esempio, Natale, Pasqua, che comunque cade sempre di domenica, e S. Pietro e Paolo a Roma).

Gli unici accorpabili sarebbero il lunedì di Pasquetta, che rientra nella cultura religiosa e popolare, ma già cade di lunedì (giorno papabile per l'accorpamento) e il 26 dicembre (Santo Stefano). Poi si potrebbe ragionare sui santi patroni. Così ridotta la materia, si ragionerebbe quindi sull'accorpamento di un giorno per Roma e di due giorni per il resto d'Italia. Poca cosa.

Catricalà ha ricordato che il Cdm si è preso due mesi per approfondire l'impatto di questa norma. Alla fine, i quattro ministeri coinvolti nel dibattito hanno stabilito la non proficuità della norma, sia per motivi giuridici, che economici. Per quanto riguarda le motivazioni giuridiche, si andrebbe a incidere sui contratti privati collettivi di lavoro che stabiliscono le festività, ad esempio quelle patronali. Ne sarebbero coinvolte tante città, tranne Roma. Salterebbero ad esempio Sant'Ambrogio a Milano e San Gennaro, ma non i Santi Pietro e Paolo: qualcuno – sottolinea Catricalà – potrebbe ingelosirsi.

Ma la motivazione più ovvia è che non vi è prova dell'esistenza una maggiore produttività o di un risparmio. Inoltre, ricorda il sottosegretario, a farne le spese sarebbe un settore cruciale per la nostra economia, quello del turismo e dell'industria alberghiera.

Infine, l'esecutivo adduce anche una motivazione europea: a differenza di quanto indicato dal decreto legge del 2011, nella parte in cui fa riferimento a "diffuse prassi europee", non esistono in Europa previsioni normative di livello statale che accorpino le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni. In alcuni Paesi (ad esempio la Germania, l'Austria e la Spagna) la celebrazione delle festività dei Santi Patroni rientra nell'autonoma determinazione delle autorità locali che le fanno coincidere col giorno a questi dedicato nel calendario gregoriano. Nei paesi anglosassoni – ad esempio nella cattolica Irlanda e in Scozia – i santi patroni delle principali città sono riconosciuti e celebrati, con giornate festive stabilite a livello statale. Così fan tutti, insomma.

 

Sponsor

MasterCard

Partner

Universita' La Sapienza Scambi Europei
 AGI  Cittadinanzattiva

Il tuo evento in diretta sul web? Contattaci