"Stiamo cercando una definizione più stringente nella riforma della Politica Agricola Comune che escluderà dagli aiuti gli agricoltori non attivi". Così il commissario all'Agricoltura, Dacian Ciolos, ha assicurato alle organizzazioni italiane del comparto l'impegno a sostenere chi effettivamente vive di agricoltura, in occasione del dibattito sulla PAC promosso da Coldiretti lo scorso 29 novembre.
Il commissario Ciolos ha ribadito che “l'obiettivo del sistema dei pagamenti è e rimarrà quello di sostenere gli agricoltori per ciò che forniscono, non certo di finanziare il mero possesso di terreni agricoli”.
Un chiarimento che risponde alle sollecitazioni pervenute dall'Italia - anche attraverso il documento siglato nelle scorse settimane da Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri – che giudica insufficiente la definzione dell'agricoltore attiva fornita dalla Commissione e preme perché il destinatario principale delle risorse comunitarie sia l'agricoltore professionale.
Il presidente di Coldiretti, Sergio Marini, ha poi sollevato la questione del greening e i dubbi circa il fatto che le risorse per il rinverdimento finirebbero per finanziare coloro che detengono semplicemente dei terreni, non tenendo conto invece di quanto investono in colture con un impatto positivo sull'ambiente. In Italia ad esempio sono molto diffuse colture quali olivo, vite e alberi da frutta, utili per la cattura di CO2.
Sul tema è intervenuto anche il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, secondo cui “c’è preoccupazione sul peso della burocrazia per un “greening” troppo complicato, per la flessibilità di applicazione della Pac su territori abituati magari ad aiuti elevati, anche perchè l’Italia non ha ancora attuato la regionalizzazione”.
Un quadro più ampio del contesto nel quale gli agricoltori si trovano ad operare e delle sfide cui la Politica Agricola Comune dovrebbe rispondere nella prossima programmazione l'ha fornito il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania: “Negli ultimi 6/8 anni abbiamo assisitito a una forte volatilità dei mercati, a una concorrenza più forte sull’offerta di materie prime, con la UE che in 20 anni è passata da un mercato chiuso a uno aperto. Oggi l’agricoltore UE ha difficoltà nel rapporto con i mercati, è l’anello debole della filiera, è quello che paga di più quando i prezzi scendono e che guadagna di meno quando salgono. Le filiera agroalimentari sono sbilanciate a favore della trasformazione della Gdo. In Italia facciamo un’agricoltura di qualità che però costa, ma questa qualità ha difficoltà a trovare sul mercato il giusto riconoscimento economico”.
Sulla proposta della Commissione Catania non usa mezzi termini. Per il ministro la ripartizione delle risorse basata sulle superfici non tiene conto della qualità e della capacità degli agricoltori italiani, in grado di produrre “il 13 per cento del valore agricolo UE su una superficie che è pari al 7 per cento del totale europeo”. In secondo luogo “è sbagliato dare una definizione comunitaria dell’agricoltore attivo” e infine, per quanto riguarda il sistema del greening, sembra “cucito a misura di chi non produce”.









