Il Parlamento europeo approva, in plenaria, la risoluzione dell'eurodeputato francese Francois Alfonsi sull'evoluzione delle strategie macroregionali dell'Ue. Un campo nuovo della politica di coesione, su cui l'Italia sta già muovendosi con due progetti: da una parte, la macro-regione adriatico-ionica, che congiungerebbe le due sponde dell'Adriatico arrivando fino alla Grecia; dall'altra, la macro-regione alpina, che unirebbe Veneto, Lombardia e Piemonte ad altre regioni in Francia, Svizzera, Austria e Germania.
La relazione di Alfonsi fa il punto sulle iniziative già avviate – quelle per il Mar Baltico e per il bacino del Danubio – e invita la Commissione ad andare avanti per elaborare una "mappa previsionale delle macroregioni europee".
In cima all'agenda, la definizione di una strategia macroregionale per il bacino del Mediterraneo, che avrebbe la funzione di portare avanti il processo di riconciliazione tra i territori dei Balcani occidentali e l'integrazione di questi paesi nell'Ue – attraverso la macro-regione adriatico-ionica – e di definire una strategia per la gestione dei flussi migratori con i paesi del Nord Africa, dopo gli eventi della Primavera araba. Contribuendo, auspica Alfonsi, anche una gestione più efficiente delle risorse Ue e degli strumenti della politica di vicinato e di partenariato.
Ma l'approvazione del progetto accende le speranze anche per i sostenitori della macro-regione alpina, a pochi giorni dall'accordo siglato in Svizzera tra le regioni coinvolte. "Un progetto che riaccende l'ideale politico di un'Europa delle Regioni, quell'Europa per cui il mio movimento si batte da sempre e che, originariamente, rappresentava anche la visione degli stessi padri fondatori dell'Unione europea", ha commentato l'eurodeputato della Lega Nord Giancarlo Scottà, secondo cui si tratta dell'"unica soluzione realizzabile per sconfiggere l'attuale crisi finanziaria e valorizzare i nostri territori e i loro straordinari prodotti di qualità".










