Rischia di essere una 'non riforma' quella della Politica comune della pesca. L'eurodeputato del Partito democratico Guido Milana critica duramente il contenuto della relazione non vincolante approvata con 21 voti favorevoli, 2 astenuti e 2 contrari dalla commissione Pesca del Parlamento Ue di cui è vicepresidente. No a proposte che "si limitano a rimodulare schemi senza alcun elemento di novità", perpetuando un "conservatorismo che sembra essere l'unico vero motore", mentre per il settore ittico europeo è "indispensabile cambiare rotta", commenta l'eurodeputato.
A deludere, osserva Milana, è la bocciatura di una serie di emendamenti essenziali per "dare risposta alle tensioni del settore pesca". Azioni come "la creazione di aree di ripopolamento del pesce per la promozione del mare", il ricorso a interventi di politica estera in caso di conflitti, frequenti nel Mediterraneo, e "le proposte sulle ricadute sociali delle misure adottate".
La risoluzione presentata a Strasburgo dal relatore Salavrakos Nikolaos si concentra invece soprattutto sul concetto di sostenibilità, ovvero riuscire garantire stock ittici sufficienti per la popolazione e per i pescatori e, al contempo, mantenere intatti gli equilibri delle zone costiere. "Non riuscire a gestire gli stock europei in modo sostenibile”, afferma la commissione Pesca, "equivale a un costo per l'Unione di circa 1,8 miliardi di euro all'anno".
Ma il rinnovamento del settore ittico auspicato, avverte Milana, non avrebbe risultati se la riforma passasse con questi presupposti. Per questo l'eurodeputato del Pd annuncia battaglia: "Gli emendamenti respinti saranno comunque ripresentati in aula, in numero maggiore e con proposte più articolate, con l'auspicio che in sede di plenaria si esca dagli angusti spazi di una pesca autoreferenziale".










