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Omofobia: Italia con Consiglio d'Europa contro discriminazioni

Gay pride, Milano 2011 - foto di zio PaolinoSolo il 17 maggio 1990 l’Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, cancella l'omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. A poco più di 20 anni di distanza, in Italia, come in altri stati europei, non vengono ancora garantiti pari diritti, e pari dignità, alle persone LGBT. A ricordarlo è il segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland, che a due giorni di distanza dalla Giornata mondiale contro l'omofobia, dichiara: “Gay, lesbiche, bisessuali e trans gender incontrano ancora barriere sociali nella maggior parte degli Stati membri. Questa disastrosa situazione non può rimanere insoluta in una società democratica”.

Un clima di discriminazione e intolleranza che, continua il segretario, “incombe su milioni di persone e ne condiziona la vita”. Per questo Jagland ribadisce l'impegno del Consiglio nel realizzare progetti che impegnino tutti i paesi membri “a rispettare gli impegni assunti con la Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e, quindi, a biasimare eventuali iniziative distorte a livello locale o regionale”. Per il momento, sei stati hanno aderito alle iniziative per sostenere i diritti delle persone LGBT: Italia, Albania, Montenegro, Serbia, Lettonia e Polonia.

I paesi aderenti sottoscrivono una chiara responsabilità per i leader politici, che sono chiamati a “reagire con forza alle manifestazioni o dichiarazioni di intolleranza, in particolare contro l’omofobia predicata da altri partiti” dichiara il segretario norvegese. Tali episodi sono stati evidenziati nel rapporto sulle discriminazioni relative all’orientamento sessuale e l’identità di genere che, Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha diffuso nel settembre del 2011.

Inoltre, spiega ancora Jagland, “recenti sentenze della Corte europea dei Diritti dell’Uomo indicano tanti divieti e ostacoli imposti a pacifiche manifestazioni quali il gay pride. E anche tanta discriminazione nella concessione di diritti sociali come l’accesso al lavoro. Tanti ricorsi pendenti davanti alla Corte riguardano addirittura l’incriminazione per propaganda omosessuale, cioè una palese violazione della libertà di espressione”.

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