Vita breve per il video della campagna 'Science it's a girl thing', ideata dalla Commissione europea per incoraggiare le donne a intraprendere una carriera nel mondo della ricerca. A ventiquattro ore dal lancio, l'Esecutivo comunitario è costretto a rimuovere il filmato, bersagliato dalle accuse di sessismo degli internauti sui social network: ragazze in tacchi a spillo dagli sguardi ammiccanti non sono - attaccano gli utenti della rete - il miglior modo per superare il divario di genere nelle professioni scientifiche.
"Una lezione su come non promuovere la scienza tra le ragazze". "Video stupido e sessista". "Il focus del video dovrebbe essere la scienza!". E ancora: "Perchè non dire semplicemente che la scienza è di tutti?". Sono alcuni dei commenti rimbalzati sulla rete nelle ore immediatamente successive al lancio del video. Su Twitter spopola l'ashtag #sciencegirlthing, che accompagna un fiume di critiche all'indirizzo della Commissione, responsabile di aver ribadito, con il video, stereotipi di genere a danno delle donne.
Bruxelles corre ai ripari e ritira il video dal sito dedicato all'iniziativa, in cui altri dodici filmati riproducono interviste a scienziate impegnate in tutti i settori, tra cui l'italiana Ilaria Capua, virologa e veterinaria, nominata Top 50 Scientists da Scientific American per le sue scoperte sull'influenza aviaria. Ma la frittata è fatta. In Italia e in altri paesi europei siti e blog ripubblicano il video, The Telegraph ricostruisce la vicenda.
"La scienza offre la possibilità di dare un contributo decisivo alla nostra società e al nostro futuro. E la sottorappresentazione delle donne in un settore fondamentale della nostra economia non ha alcun senso in un momento in cui l'Europa lotta per la crescita e per l'occupazione", aveva dichiarato la commissaria europea per la Ricerca, l'innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn, presentando la campagna che si svilupperà, nell'arco di tre anni, in Austria, Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Polonia.
A giudicare dalle reazioni al video, la sottorappresentazione delle donne non ha senso neanche per i cittadini europei. Alla Commissione non resta che sperare che l'impatto mediatico, seppure controverso, serva comunque a far circolare il messaggio.










