Più di un quarto dell'economia italiana sfugge alle tasse a causa di un'attività clandestina e criminale che fa crescere i tassi d'interesse e scoraggia gli investimenti nelle regioni più vulnerabili del paese. Così si apre un lungo servizio del Wall Street Journal che riporta le dichiarazioni di Anna Maria Tarantola, vicedirettore generale della Banca d'Italia, durante l'audizione alla Commissione parlamentare antimafia.
"Conoscere la dimensione del nemico e la sua capacità potenziale di fare danni – scrive il Wall Street Journal citando Tarantola – è essenziale nel definire una strategia vincente". La stima del vicedirettore della Banca d'Italia, e cioè che "il 27,4% del Pil della terza potenza economica dell'eurozona è fuori dai libri contabili", arriva proprio nel momento in cui le autorità dell'Ue stanno contemplando la prospettiva di un'unione economica più stretta.
Tuttavia, continua il WSJ, come ricorda spesso l'Amministrazione tedesca, imporre obblighi comuni è una "mossa politica destinata al fallimento", se i singoli paesi non si assumono gli impegni in maniera appropriata.
Secondo lo studio della Banca d'Italia presentato in Commissione antimafia da Tarantola, continua il quotidiano, un 16,5% del Pil italiano è clandestino e un altro 10,9% è costituito da attività di tipo criminale, come traffico di droga e prostituzione.
Le misure prese finora dal governo di Mario Monti per punire i furbetti non bastano. "Lo scorso mese – si legge infatti – la Commissione europea ha fatto pressione perché l'Italia intraprenda un'ulteriore azione specifica per combattere il flagello dell'evasione fiscale".
Intanto, aggiunge il giornale, la politica di inasprimento fiscale approvata subito dopo l'arrivo del Professore al governo, con un pacchetto di misure di emergenza finalizzate a risanare il debito pubblico, "sta gravando su una già debole economia". Il Pil è in contrazione per il quarto trimestre consecutivo, il livello di disoccupazione ha raggiunto ad aprile il picco assoluto del 10,2% e il governo ha recentemente affermato, pur minimizzando la notizia, che i dati indicano un ritardo delle entrate tributarie.









