Nessuna sorpresa rispetto all’accordo raggiunto nel trilogo tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue. La plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo ha infatti dato via libera definitiva al provvedimento che disciplina le cosiddette “multe transfrontaliere”. Chi commette un’infrazione grave in un qualsiasi Paese dell’Unione europea, dopo il recepimento della direttiva, potrà essere perseguito anche lontano da casa.
In questo modo si chiude un’impasse durata tre anni. Dopo un primo passaggio all’Europarlamento nel 2008, infatti, la direttiva era rimasta ferma in naftalina per un periodo di due anni in seno al Consiglio dell’Unione europea. Nel dicembre 2010, però, i ministri dei singoli Paesi hanno trovato un accordo.
Accordo che ha portato a questa approvazione, che la relatrice Inés Ayala Sender (Socialisti e democratici), ha commentato così: “Al termine di oltre tre anni di discussioni, questo accordo rappresenta un primo passo molto importante per porre fine al sentimento di impunità di alcuni conducenti e per ridurre il numero di vittime sulle nostre strade”.
La direttiva crea un sistema semplice ma efficace. Gli Stati membri si impegnano a fornire alle autorità del Paese in cui l'infrazione è stata rilevata le coordinate del conducente o del proprietario del veicolo incriminato. In questo modo potranno partire sanzioni e procedimenti giudiziari a suo carico.
Le autorità dello Stato in cui l'infrazione è stata commessa, dal canto loro, invieranno al trasgressore una raccomandata strettamente personale, per comunicare l'infrazione e informarlo della sanzione, dei possibili ricorsi e delle conseguenze legali della sua condotta.
La multa e le modalità di recupero saranno regolate dalla normativa del Paese in cui il reato è stato commesso. Rispetto a questo passaggio, molta attenzione è stata posta al problema della privacy e della circolazione dei dati sensibili, che ha occupato a lungo il lavoro della Commissione Trasporti del Parlamento.
L’altro passaggio delicato era legato all’estensione del provvedimento. Molte infrazioni, infatti, hanno discipline difformi a livello comunitario. Secondo i documenti ufficiali licenziati dal Parlamento, alla fine la quadra è stata trovata su questi illeciti: “L’eccesso di velocità, la guida sotto l'effetto di alcol, il mancato uso delle cinture di sicurezza, il mancato rispetto dei semafori rossi, la guida sotto l'effetto di droghe, il mancato uso del casco, l'utilizzo di corsie riservate (ad esempio quelle per gli autobus), l'uso illegale di telefoni cellulari e altri apparecchi di comunicazione mentre si guida”. Tutte fattispecie per le quali, adesso, si apre la strada verso una disciplina comune e unica a livello europeo.
A questo punto, dopo il parere positivo del Parlamento, la direttiva dovrà essere adottata all'unanimità dal Consiglio dei ministri ed entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Gli Stati membri avranno 24 mesi di tempo per recepire e dare attuazione alle nuove regole, con l'eccezione di Irlanda, Regno Unito e Danimarca, che per il momento sono rimaste al di fuori del sistema.
E qui c’è il vero punto dolente della direttiva. Questi Paesi membri hanno infatti ottenuto, dopo una lunga trattativa, la possibilità di restare fuori dalla nuova disciplina (opt-in, opt-out). Le pressioni esercitate dal Commissario ai Trasporti, Siim Kallas, per raggiungere un’approvazione compatta non sono andate a buon fine. E il provvedimento è arrivato al traguardo irrimediabilmente monco, lasciando forti perplessità sulla reale equità che sarà in grado di assicurare.










