Il Parlamento europeo ha approvato oggi, in prima lettura, il tanto atteso “recast”, il riordino delle direttive in materia di trasporto ferroviario. Si tratta di un passaggio fondamentale per la liberalizzazione e l’apertura del mercato. Che dovrà, nei prossimi mesi, essere oggetto di una difficile trattativa tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue.
La nuova direttiva punta a incoraggiare l’ingresso di nuovi operatori ferroviari nel mercato e a stimolare l’offerta di servizi di qualità, rimettendo mano alla legislazione comunitaria sulla liberalizzazione dei servizi ferroviari varata ormai nel 2001. Che, in dieci anni, non ha dato gli effetti sperati.
Anziché portare a un mercato più maturo, come avvenuto in altri settori, il primo pacchetto ferroviario ha, infatti, portato una serie di dubbi interpretativi e controversie sulla sua concreta applicazione. Oltre a scarsissimi risultati concreti. Tanto da generare la cifra record di 17 procedure di infrazione di Paesi membri, molte delle quali, peraltro, ancora pendenti.
Relatrice dell’atteso provvedimento è l’italiana Debora Serracchiani (Socialisti e democratici), che spiega: “Il sistema ferroviario deve recuperare il ritardo sugli altri mezzi di trasporto. Attualmente, la quota di mercato del trasporto ferroviario di merci nell’Unione europea non supera il 7% ed è limitata all’11-12% per i servizi passeggeri”. Il trasporto su ferro paga, cioè, uno scotto ancora pesantissimo al trasporto su strada, che oggi occupa di gran lunga la quota di mercato prevalente.
La direttiva punta a realizzare lo spazio unico europeo ferroviario, attraverso il rafforzamento delle regole sulla concorrenza leale. Soprattutto sugli itinerari transfrontalieri, sui quali oggi non esiste uniformità di regole. Allo stesso tempo, il testo presentato rispetta il diritto di sciopero e la sicurezza del personale.
Tra i tanti temi affrontati dalla direttiva, il più delicato è quello del regolatore unico. Ogni Stato membro, infatti, deve garantire l’indipendenza e l’imparzialità dell’autorità nazionale di controllo per eliminare le pratiche concorrenziali discriminatorie, per quanto concerne le tariffe, l’attribuzione dei binari, consentendo l’accesso ai servizi correlati, come la vendita dei biglietti, gli impianti di riparazione e manutenzione, le stazioni e le stazioni di smistamento.
Oggi queste autorità in molti Paesi non esistono. In altre non sono indipendenti. Come in Italia, dove il regolatore fa capo al ministero dei Trasporti che è legato direttamente al ministero dell’Economia, azionista di riferimento di Ferrovie dello Stato. Una situazione nella quale la terzietà non è garantita. In futuro, poi, questi regolatori dovranno fare capo a un regolatore unico, di livello comunitario, che ne garantisca l’uniformità di azione.
Ancora, i deputati e la Commissione considerano che la trasparenza finanziaria e la separazione contabile tra perdite e profitti fra gestori della rete e operatori del trasporto che fanno parte della stessa holding è necessaria per garantire lo sviluppo della rete ferroviaria e assicurare che i fondi pubblici non siano dirottati verso attività commerciali.
Pertanto, il Parlamento, con il recast, chiede alla Commissione europea di presentare prima della fine del 2012 una proposta legislativa sulla separazione totale fra gestione delle infrastrutture e dei servizi di trasporto, oltre che sull’apertura dei mercati nazionali del trasporto ferroviario passeggeri alla libera concorrenza. Un punto sul quale, originariamente, il recast conteneva una sua disciplina autonoma. Che, però, è stata cancellata a causa dell’opposizione dei Paesi membri.
A questo punto, inizierà una trattativa a tre che avrà due elementi guida. Da una parte, la proposta approvata oggi dal Parlamento. Dall’altra, quella varata dal Consiglio Ue, per la verità piuttosto distante dalle aspirazioni della Plenaria. La strada per giungere a un accordo e, quindi, all’approvazione in seconda lettura del Parlamento, sembra allora piuttosto lunga e tortuosa.










