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Sicurezza marittima: Italia, Ue avvia procedura d'infrazione

Costa Concordia - foto di RvongherLa Commissione europea richiama l'Italia sulla sicurezza marittima, invitando il paese ad adottare nuove norme in materia di equipaggiamento a bordo delle navi. La procedura d'infrazione – che evoca la tragedia della Costa Concordia, anche se non è ad essa collegata - dà all'Italia due mesi di tempo per adattarsi al regolamento comunitario: se, passato questo periodo, non saranno state notificate misure che garantiscano la piena conformità alla direttiva Ue delle norme italiane sull'equipaggiamento marittimo, la Commissione potrà adire la Corte di Giustizia. 

La direttiva europea. Il testo di Bruxelles mira ad uniformare l'applicazione delle norme internazionali sull'equipaggiamento marittimo nell'Ue. Nello specifico, la normativa si applica a dispositivi di salvataggio, come ad esempio salvagenti e scialuppe, di protezione antincendio, ma anche a apparecchiature di comunicazione radio a bordo delle navi.

L'Italia avrebbe dovuto recepire in toto le modifiche apportate alle normativa comunitaria entro il 10 dicembre 2011. Così non è stato. Proprio pochi giorni dopo – nella notte fra il 13 e il 14 gennaio – si verificò il tragico incidente all'isola del Giglio, che, certo, non sarebbe stato evitato dal recepimento tempestivo delle norme comunitarie.

Il rischio è che la mancata applicazione della direttiva Ue pregiudichi l'applicazione uniforme di tali norme nell'intero mercato interno, con conseguenze negative sulla sicurezza marittima, ma anche con distorsioni della concorrenza. È nell'interesse del paese - che insieme a Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito è uno dei maggiori produttori europei di equipaggiamento marittimo – uniformarsi al più presto alla normativa comunitaria, per non fare avanzare l'azione della Commissione.

A quella sulla sicurezza marittima si aggiungono oggi altre procedure d'infrazione nei confronti dell'Italia, a partire dalla libera circolazione dei prodotti del settore difesa all'interno del mercato europeo, direttiva cui dove conformarsi, oltre all'Italia, anche la Romania -oltre a quella sui rifiuti di cui ad articolo correlato-. 

 

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