Accesso Iscriviti

Accesso

Accedi con uno dei tuoi account social...

...o con il tuo account EurActiv

EurActiv.it

Geithner - Schaeubledi Giampiero Gramaglia - E, improvvisamente, va tutto bene. Le parole pronunciate a Londra giovedì scorso dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi sono state, si direbbe, il crinale dell’estate dell’euro: da quel momento, la Germania appare convertita alla rapida attuazione delle decisioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno e i mercati sembrano finalmente convinti della fermezza della Bce e dei governi. Il ministro del Tesoro americano Tim Geithner, in Europa per tastare il polso della crescita ai partner e per chiedere anch’egli l’attuazione delle decisioni di un Vertice, quello del G20 di Los Cabos in Messico, distribuisce incoraggiamenti e ‘satisfecit’.

Nel ‘dopo Draghi’, il ritornello dei leader, che pubblicano comunicati congiunti a valanga, Francia-Spagna, Germania-Francia, Italia-Germania –e, oggi, prevedete un Italia-Francia-, è diventato “siamo pronti a tutto per sostenere l’euro” . Ma perchè?, viene da chiedersi, prima non lo erano?-. E, ancora, perchè c'è voluto un mese per decidere di attuare le conclusioni, già acquisite, del Vertice della Crescita?

Certo, meglio la prudenza che l’euforia: il fronte tedesco non è proprio unito, con fibrillazioni nella coalizione al potere e le reticenze della Bundesbank all’azione della Bce; e i mercati sono sempre pronti all’inversione di tendenza, se dovessero captare un calo del vento in poppa all’euro e, soprattutto, se la riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, giovedì, dovesse alimentare il sospetto d’un bluff.

Ma l’inizio della settimana pare incoraggiante. Ieri, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e Geithner hanno ribadito la fiducia nell'Eurozona, hanno discusso dell’azione congiunta Ue-Bce e hanno avuto parole d’apprezzamento per le riforme di Italia e Spagna e gli sforzi considerevoli fatti dai due Paesi, avvertendo, però, che bisogna proseguire sulla strada delle riforme –silenzio, invece, sulla Grecia, ma quella è, forse, un’altra storia-. Geithner ha anche parlato con il ministro francese Pierre Moscovici e ha incontrato Draghi.

E il governo tedesco ha dato via libera all’acquisto di titoli di Paesi in crisi da parte della Bce, giudicato compatibile coi Trattati dell’Unione ed i poteri della Banca centrale europea, mentre la Commissione di Bruxelles ricordava che nessuna richiesta d’attivazione dello scudo anti-spread è stata finora avanzata. Del resto, da quando soffia in vento di Draghi, le borse vanno su a ogni giro e lo spread s’è allontanato dalle ‘quote Berlusconi’ su cui era tornato.

Sul fronte italiano, nonostante Standard & Poor tagli le stime sulla crescita, prevedendo un calo del Pil del 2,1% nel 2012 e ancora dello 0,4% nel 2013, l’asta dei Btp va bene e il premier Mario Monti avvia con qualche ottimismo il suo giro delle capitali: oggi a Parigi, domani a Helsinki, giovedì a Madrid. Dopo la metà di agosto, Monti è stato invitato a Berlino dalla Merkel, con cui ha avuto sabato una telefonata: Italia e Germania hanno convenuto di prendere “tutte le misure necessarie a proteggere l’eurozona” e hanno ribadito la volontà che “vengano attuate senza alcun ritardo le conclusioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno”.

Giovedì, ci sarà pure l’appuntamento chiave della Bce, preceduto e preparato da un confronto bilaterale al massimo livello fra Bce e Bundesbank: il Consiglio direttivo, questa volta, non dovrebbe ritoccare al ribasso i tassi di interesse, ma dovrebbe decidere di agire sul mercato dei titoli di stato dei paesi sotto attacco. I mercati se lo attendono, dopo le dichiarazioni di Draghi e quelle dei leader: “Se la decisione dovesse arrivare –scriveva ieri su EurActiv Giuseppe Latour-, l’ostacolo di agosto potrebbe passare senza conseguenze. Ma, se non dovesse arrivare, potrebbe partire un’altra tempesta speculativa”. Lo sanno i leader europei; e lo sa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che, informato sull'esito dei colloqui di Geithner, dice che l'Europa continua a costituire un problema, anche se si dice fiducioso che l'Unione non permetterà lo smantellamento dell'euro, "ma "servono azioni decise e, prima sarà, meglio sarà".