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Parlamento europeoNella grande e disordinata massa di proposte che esperti, giornalisti e leader politici stanno avanzando per salvare l’Ue e l’euro, manca una roadmap articolata che si muova su tre livelli: nazionale, comunitario e integrato. L’Istituto Affari Internazionali, per iniziativa del suo vicepresidente vicario, Gianni Bonvicini, prova a delinearne una, forte della sua radicata vocazione ai temi dell’integrazione europea e con il contributo dei suoi ricercatori motivati e preparati. Lo scopo è quello di andare oltre le risposte tecniche finora date che, nelle parole di Bonvicini, sono “incoerenti fra loro e di natura difensiva”, anche “perché arrivate solo dopo che si sono evidenziati i segnali della crisi”. Criteri e contenuti della roadmap, che dovrebbe essere delineata entro fine anno, sono stati discussi in un seminario presso la sede dello IAI.

Nathalie Tocci, vicedirettrice dell’Istituto, pensa che sia necessario analizzare l’impatto su democrazia, economia e politica estera della crisi dell’Unione e dell’eurozona, del gradualismo ora “insufficiente” e ora “ambizioso” con cui s’è finora tentato di risolverla e del ‘federalismo light’, cioè limitato a un’unione bancaria e finanziaria con una maggiore legittimità democratica.

Su questo sfondo, deve emergere la roadmap con i suoi tre livelli. Il piano nazionale è indispensabile per capire quali sono le cause dei successi elettorali dei movimenti anti-europei e quali sono le reazioni dei partiti tradizionali e il loro ruolo nell’Unione, senza sottovalutare le richieste e le percezioni della società. In questo senso, Michele Comelli, responsabile di ricerca per le politiche europee, sottolinea quanto l’opinione pubblica italiana sia critica nei confronti di tutte le istituzioni, comprese quelle europee, e rileva un ampio margine di recupero su cui è possibile intervenire.

A livello comunitario, è necessario capire il ruolo e il peso delle forze politiche europee e quale sia il loro dialogo con i governi nazionali. Secondo il professor Natalino Ronzitti, membro del comitato esecutivo IAI, “non è necessario arrivare ad uno stato federale perché gli stati dell’Unione possono convivere anche a prescindere dall’euro”. La strada dell’Ue, però, procede verso l’integrazione degli strumenti di bilancio, come testimonia l’introduzione del Fiscal Compact, cioè il Patto di Bilancio, che la Germania deciderà se ratificare dopo il 12 settembre, cioè dopo la decisione della Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe.

Sul piano integrato, infine, come ricordato ancora da Comelli, “lo spazio pubblico europeo sta aumentando: basti pensare a quanto le elezioni francesi sono state seguite e sentite anche altrove nell’Ue. E’necessario trovare una leadership a livello europeo” da affiancare ad una solidarietà
che tenga conto delle esigenze dei cittadini. Secondo il professore Cesare Pinelli, ordinario di diritto pubblico alla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, c’è una contraddizione nei fatti tra la regola dell’unanimità e il principio di solidarietà. E, infatti, “sembra proprio che i meccanismi di solidarietà non ci siano”, incalza Ettore Greco, direttore dello IAI.

E l’ambasciatore Fabio Fabbri, già direttore generale per l’integrazione europea alla Farnesina, nota: “Per risolvere le difficoltà politico-economiche dell’Unione a breve termine si è intervenuti in modo frammentario e con misure non tecniche. Ma è proprio grazie alla crisi che all’interno degli Stati si discute finalmente di Europa in modo non retorico. Si stanno già verificando –osserva l’ambasciatore- trasferimenti di sovranità, considerati risposte alla recessione: “Ma sono manovre giuste in questo momento?”, si chiede Fabbri.

Secondo Bonvicini, quando la sovranità nazionale viene ceduta all’Unione europea, capita che le popolazioni non ne capiscano il motivo e tendano quindi ad assumere posizioni ostili: “L’impossibilità di sfiduciare il Parlamento europeo in caso di crisi uccide lo spazio politico dell’Unione, così come la mancanza di partiti politici europei”. Finché non si interverrà in queste direzioni non sarà possibile ridefinire l’assetto dell’Unione europea e rilanciare l’integrazione.