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Parlamento italiano - foto di Presidenza della RepubblicaMonti e il suo governo di tecnici piacciono alla stampa estera. Ciò che continua a non piacere, invece, è la casta politica italiana: privilegi, stipendi e spese esorbitanti che ricadono sulle spalle del paese. Con un gioco di parole, Der Spiegel titola oggi: "I deputati italiani risparmiano sul risparmio". In un articolo di Nathan Gardels, direttore del Global Viewpoint Network del Tribune Media Services International, ripreso oggi da El Pais, invece, il governo Monti è descritto come l'unico possibile per uscire dalla crisi. Una crisi dovuta, in parte, proprio a un “modo marcio di fare politica”.

“Gli italiani – esordisce Der Spiegel - non si aspettano più niente dai loro deputati”. Deputati che, scrive il giornale, con un certo disprezzo vengono chiamati “la casta”. I loro privilegi sono ormai universalmente noti , ma che i parlamentari di un paese così fortemente indebitato guadagnino più dei loro colleghi di tutta l'Europa fa ancora di più indignare.

Il settimanale spiega dunque i provvedimenti presi negli ultimi giorni in materia di privilegi politici: da un lato, la riduzione di 1300 euro lorde del salario mensile di tutti i parlamentari, ad eccezione di quelli che ricoprono cariche istituzionali (per cui il taglio allo stipendio è del 10%); dall'altro, l'aumento dell'età pensionabile da 50 a 60 anni. Eppure, si legge, tutto fa pensare ad un presunto caso di “pubblicità ingannevole”.

In realtà, scrive der Spiegel, il taglio di 1300 euro va solo a compensare l'aumento degli stipendi parlamentari che gli ultimi provvedimenti in ambito previdenziale avrebbero provocato. “Dunque, anche dopo questo taglio ufficiale, i deputati continueranno ad avere in tasca la stessa quantità di denaro che avevano prima”.

Secondo lo Spiegel, il giro di vite nel parlamento italiano deve essere più duro. A gennaio, spiega il giornalista, il think-tank Vision ha confrontato i costi delle Camere delle cinque potenze economiche europee. “Risultato: il Parlamento di Roma da solo divora ogni anno oltre 1,6 miliardi di euro, più delle Camere di Berlino, Londra, Parigi e Madrid messe insieme”.

Ma la lista dei privilegi, continua il giornalista, è lunga: i politici italiani ricevono le indennità parlamentari di gran lunga più alte di tutta l'Europa; hanno diritto a un assegno mensile in bianco da 3700 euro da utilizzare per il “mantenimento dei rapporti tra parlamento e popolazione”; godono di benefici “bizzarri” come, ad esempio, quello di andare dal barbiere o allo stadio gratis. E ancora, mangiano al ristorante del Senato a prezzi irrisori.

Per l'Italia, si legge, sarebbe davvero importante che il governo Monti abolisse veramente i privilegi dei parlamentari. L'esecutivo ha in queste settimane intrapreso la strada verso la liberalizzazione delle professioni e verso la lotta all'evasione fiscale. “Monti stesso si è ridotto lo stipendio. E se iniziassero a risparmiare anche i parlamentari il malcontento dei cittadini si placherebbe un minimo”.

E di malcontento dei cittadini parla anche il Pais, che riprende il contributo di Nathan Gardels, direttore del Global Viewpoint Network del Tribune Media Services International, intitolato "La democrazia depoliticizzata di Monti". L'articolo si apre con un breve resoconto delle proteste delle ultime settimane: camionisti arrabbiati che bloccano le autostrade, tassisti che interrompono il servizio e treni cancellati. Ancora, si legge, studenti che contestano la politica di austerity del governo e negozianti che celano l'irritazione solo davanti ai turisti.

Ma le proteste, scrive il giornalista, sono indirizzate contro il bersaglio sbagliato. “L'Italia è nel caos non per mancanza di democrazia, ma piuttosto per un modo marcio di fare politica. La democrazia elettorale l'italiana, così come quella statunitense, è così dominata dagli interessi  dei partiti che è diventata disfunzionale e totalmente incapace di affrontare le difficili sfide che il paese ha di fronte”.

In Italia, la democrazia si è trasformata in “vetocrazia”, “per usare un termine coniato da Francis Fukuyama”, dove i politici eletti sono totalmente nelle mani del sentimento populista e degli interessi dei singoli e dove si perpetua lo status quo.

L'esperimento della democrazia depoliticizzata di Monti – conclude il giornalista – potrebbe essere un possibile antidoto alla paralisi e alle disfunzioni che affliggono attualmente l'Occidente.